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IL PUNTO/ Il lungo viaggio dei modelli matematici approda sulle spiagge della realtà

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Man mano che le relazioni si susseguivano, i presenti si sono potuti rendere conto pienamente di quanto avanzate e sofisticate siano diventate le capacità umane di modellizzare e prevedere il comportamento della natura (come avviene nella moderna climatologia), di creare prodotti nuovi sempre più performanti (come il caso di Alinghi, la barca campione di Coppa America) o innovativi (come i nuovissimi transistor a memoria di forma realizzati da Micron), e di come le tecniche di modellizzazione stanno invadendo campi non canonici come la biologia e la finanza.

Il dialogo che si è sviluppato fra i relatori e gli studenti ha messo in luce alcuni punti nodali per il cammino delle scienze moderne. Da questo punto di vista l’introduzione di Edie Miglio del MOX- Politecnico di Milano ha focalizzato l’attenzione su due aspetti cruciali, che sono poi emersi nelle relazioni successive: il primo è che il modello osservazione-ipotesi-esperimento-revisione unanimemente accettato per le scienze sperimentali sta modificandosi proprio per l’invadenza delle tecniche di modellizzazione. 

Fra l’osservazione e la verifica sperimentale ormai non c’è più solo l’ipotesi, ma un complesso lavoro di modellizzazione che permette di fare previsioni ed eventualmente scartare setup sperimentali non adeguati. Il modello e la virtualizzazione di setup sperimentali possibili consentono di scartare preventivamente esperimenti che non sarebbero adeguati alla verifica dell’ipotesi teorica. E questo senza realizzare l’esperimento (quindi risparmiando soldi, tempo e fatica). Il secondo aspetto è l’invadenza delle tecniche di modellizzazione: si affaccia l’idea che le tecniche di modellizzazione stiano erodendo spazio al lavoro sperimentale e a quello teorico, potenziando e semplificando le possibilità di verifica e di ipotesi sui fenomeni. Ci si può chiedere se la capacità matematico-modellistica potrà mai sostituire il lavoro teorico o sperimentale al cuore della ricerca. 

Ciò è semplicemente impossibile, in quanto qualsiasi modello parte da dati legati più o meno direttamente alla realtà e deve “tornare” alla realtà per trovare la conferma ultima; ma soprattutto non può fare accadere ciò che continuamente rilancia l’attività del ricercatore, ovvero l’imprevisto. Se pensiamo a Cristoforo Colombo, la cosa risulta chiara: Colombo aveva un’immagine del mondo, e pensava che questo modello di mondo gli avrebbe consentito di arrivare nelle Indie partendo dal Portogallo. Nel suo viaggio si è imbattuto in qualcosa che non poteva prevedere, il continente americano, anche se i fondamenti del suo modello erano giusti. Così accade nella scienza, e gli esempi sarebbero innumerevoli.



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