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IL PUNTO/ Il lungo viaggio dei modelli matematici approda sulle spiagge della realtà

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Le riflessioni serali di Marco Beghi sulla vicenda di Galileo hanno invece reso evidente come l’interpretazione dei dati a disposizione sia questione cruciale: la pura raccolta dei dati non dà informazione. Il soggetto che rischia una interpretazione è colui che dai dati struttura una nuova immagine del mondo e quindi può sovvertire quanto dato per assodato dal contesto culturale contemporaneo.

Le relazioni sugli aspetti specifici hanno indicato con decisione ai presenti l’immagine di un progresso nelle modalità stesse di avanzamento delle scienze. Le capacità di modellizzazione e calcolo stanno modificando il modo con cui le scienze avanzano, e invadono campi sempre più lontani. Ma perché accade questo? Una domanda posta da uno degli studenti ha permesso un approfondimento in tal senso: “è meglio la matematica pura o applicata?”. La vera scoperta dei due giorni è uno dei misteri più profondi e affascinanti della conoscenza umana. È la scoperta della matematica come linguaggio adeguato di descrizione del reale, cioè della corrispondenza fra le nostre capacità razionali e la struttura profonda del reale, dato sorprendente e non “necessario”. Come diceva Einstein in un famoso passaggio: “La cosa più incomprensibile dell’universo è che esso sia comprensibile”. Perciò che si possa essere più attirati dagli aspetti formali o dalle tecniche più computazionali-iterative, non si può ignorare il fatto che sempre di matematica si tratta. 

La ricchezza delle relazioni ha aperto domande profonde, che arrivano a interrogare criticamente e in modo nuovo le modalità stesse del nostro rapporto con il reale. La realtà, infatti, si rivela più profonda di quanto i nostri modelli possano semplificando mostrare: complessità, limiti tecnologici (come la mancanza di sufficiente potenza di calcolo), o limiti intrinseci (come le necessarie approssimazioni) non riescono a eliminare definitivamente il gap fra l’immagine ricostruita e il reale in sé. Nonostante questo gap, però, l’uomo non può non intraprendere questa impresa.

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