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INNOVAZIONI/ Plastica “invisibile” e smartphone per i test diagnostici del futuro

Pubblicazione:lunedì 27 maggio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 27 maggio 2013, 10.58

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Pensate a dei dispositivi portatili, a basso costo, in grado di effettuare in pochi minuti una grande quantità di analisi su una goccia di campione (ad esempio sangue), senza la necessità di personale specializzato; in un prossimo futuro sistemi del genere potrebbero avere un impatto rilevante in diversi ambiti quali: diagnostica umana, veterinaria e vegetale, sicurezza nelle filiere agro-alimentari e “biodefense”.

È più che una prospettiva quella che si è aperta con la nuova metodologia di analisi biochimiche presentata sulla rivista PNAS e frutto di una collaborazione tutta italiana che, insieme al gruppo di Fisica dei Fluidi Complessi e Biofisica Molecolare del Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell’Università Statale di Milano (coordinato da Tommaso Bellini), ha coinvolto: gli istituti ICRM e IN del CNR, le Università di Brescia e di Milano-Bicocca, la Solvay Specialty Polymers di Bollate (MI) e la start-up Proxentia.

Il principio alla base del metodo (brevettato) consiste nella misura della luce riflessa da uno speciale materiale plastico perfluorurato che diventa sostanzialmente invisibile quando è immerso in acqua, in quanto i due mezzi presentano un indice di rifrazione molto simile. La superficie del materiale è trattata in modo da presentare dei piccolissimi “spot” contenenti degli anticorpi in grado di legare uno specifico marcatore diagnostico il quale, anche in piccole quantità, provoca un incremento apprezzabile della luce riflessa. Ne parliamo con Marco Buscaglia, uno degli autori della ricerca.

Quali sono i vantaggi, rispetto alle metodiche attuali, del metodo che avete messo a punto?

Attualmente la stragrande maggioranza dei test diagnostici o, in generale, dei test biochimici, si svolgono con procedure di laboratorio piuttosto complesse, che richiedono diversi passaggi utilizzando diversi reagenti; l’approccio probabilmente più utilizzato si basa sul cosiddetto metodo ELISA. Queste procedure sono automatizzabili e possono essere eseguite in parallelo su diversi campioni con strumentazione relativamente complessa, ma implicano comunque un tempo totale di esecuzione piuttosto lungo, tipicamente di alcune ore. All’altro estremo, in termini di facilità e rapidità di utilizzo ma di minore accuratezza del risultato, si trovano i metodi cosiddetti “lateral-flow”, basati su “striscette” già preparate con reagenti opportuni. A questa categoria appartiene, ad esempio, il comune test di gravidanza che si può acquistare anche al supermercato. In questo caso, a fronte di una grande rapidità e semplicità di esecuzione, si ha un risultato tipicamente qualitativo e non sempre definito. Inoltre, c’è anche il limite di poter eseguire un solo tipo di test per ciascuna striscetta.  

Mentre la vostra soluzione…?

 


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