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GRAN SASSO/ Cercatori di “stelle” nel cuore della montagna

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Il "cuore" dell'esperimento Borexino in costruzione  Il "cuore" dell'esperimento Borexino in costruzione

Dopo i test svolti con un esperimento in scala ridotta, è venuta la realizzazione dello strumento vero e proprio.

“La presa dati è partita nel 2007. Ricordo che quando chiudemmo il rivelatore di neutrini mi chiesi se avremmo effettivamente trovato quello che cercavamo.

E invece dopo pochi mesi già potevamo presentare i primi risultati”.

Borexino ha potuto così estendere lo studio delle oscillazioni del neutrino ad energie mai esplorate prima e confermare anche quanto altri esperimenti in Canada e in Giappone stavano osservando come soluzione del problema del neutrino solare: il fenomeno delle “oscillazioni di neutrino”.

“La teoria non era sbagliata, e neanche gli esperimenti. Mancava solo un pezzo: si è trovato che i neutrini durante il tragitto dal Sole alla Terra possono “oscillare” da un tipo all’altro.

Gli esperimenti rivelavano solo quelli di un tipo, ed ecco perché si osservava un flusso minore di neutrini”. Un successo, dunque. Ma il bello è che la storia non si ferma qui.

“Abbiamo ottenuto vari risultati – conclude il professore – anche su neutrini provenienti dalle profondità della Terra, che hanno fornito informazioni inedite sull’interno del nostro pianeta.

Nei prossimi anni vogliamo migliorare ulteriormente Borexino, per ottenere nuove informazioni sui neutrini solari; e anche esplorare nascenti frontiere di ricerca, come quella dell’ipotetico “quarto neutrino”, che alcuni esperimenti indicano come più di un’ipotesi”.

Ma sotto il Gran Sasso sono in corso anche altre ricerche e molti altri scienziati cercano di strappare alla natura gli infiniti segreti che anno dopo anno ci mette davanti. Tra questi, Cresst e Dark Side cercano di rilevare la cosiddetta “materia oscura”, che da quasi ottant’anni è invocata a gran voce dagli astrofisici per poter spiegare quello che vedono nelle galassie, ma che non è mai stata catturata direttamente.

Oppure Cuore, che prenderà i primi dati nel 2015, e cercherà di scoprire se neutrino e antineutrino siano la stessa particella, informazione ancora sconosciuta.

E c’è anche spazio per lo sviluppo di nuovi strumenti come Icarus, l’innovativo detector di neutrini capace di ricostruire in 3D il “viaggio” delle particelle all’interno del rivelatore.

Non bastano di certo una visita di una giornata e queste poche righe per rendere giustizia alla quantità di ricerche che sono condotte nel cuore del Gran Sasso.

Quegli studenti però sono tornati a casa con un’idea più ampia di cosa possa voler dire fare scienza e con l’intuizione che non sia da “pazzi” scendere nel cuore delle montagne per osservare eventi rari, sfuggenti, o di cui addirittura non è certa l’esistenza.

Bastava guardare la faccia del professor Bellini.



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