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IL PUNTO/ Anniversario DNA: Nature ha celebrato “lo sconosciuto”

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Ma chiede risposta intanto, e ci provoca, anche se forse ancora non ci sconcerta come dovrebbe, il fatto che più dei nove decimi delle istruzioni scritte nel genoma non servono alla sintesi di queste macromolecole conosciute; che anzi ogni genoma potrebbe istruire la sintesi di innumerevoli altri RNA con ruoli ancora nemmeno immaginati; che alcune istruzioni sono ripetute nei genomi centinaia di migliaia di volte, eppure caparbiamente mantenute silenti nella maggior parte delle cellule: e forse sono proprio questi strani pacchetti di istruzioni taciute, ma capaci di replicarsi e muoversi e colonizzare i genomi, forse sono proprio loro, i retrotrasposoni, una delle chiavi incontrollabili dell’evoluzione.

 

La corrispondenza fra genotipo e fenotipo ha cominciato a sfuggirci proprio quando, convinti di averla inquadrata nell’ingenua visione del DNA che comanda e della materia informe che gli obbedisce prendendo forma, abbiamo creduto –complice una retorica nemica della scienza- di avere finalmente accesso alle “istruzioni per fare un uomo”. E di avere una storia molto facile da raccontare. Invece, la profondità di quanto è scritto nel nostro DNA così come in quello della medusa, dell’ortica e del più sfuggente protozoo, insieme alla sempre più palese molteplicità di livelli dell’eredità biologica (uno solo dei quali, forse il più facile da esplorare, è rappresentato dall’eredità genetica legata al DNA), ci stanno invitando a considerare una storia molto più complessa e affascinante, stranamente più corrispondente alle nostre attese, il cui racconto è forse appena incominciato.

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