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IL PUNTO/ Come si curano i "malati di rumore"?

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Lavori stradali, un contributo all'inquinamento da rumore (cc Josh Parris)  Lavori stradali, un contributo all'inquinamento da rumore (cc Josh Parris)

Quali rimedi si possono adottare per la salvaguardia dei cittadini? Le norme richiedono che ogni Comune si doti di una Classificazione Acustica, che consiste nella suddivisione del territorio comunale in zone acustiche omogenee (aree particolarmente protette, quali scuole o ospedali, aree residenziali, aree industriali) per ognuna delle quali corrispondono precisi limiti massimi di rumore. Nelle aree prevalentemente residenziali, per fare un esempio, il limite massimo fissato per il  rumore diurno è 55 dB, notturno 45.

Quasi tutti i Comuni si sono dotati della classificazione acustica, ma ben pochi la mettono in pratica facendo i dovuti controlli. Vi sono poi sistemi per proteggerci dal rumore, quali le barriere acustiche ai lati delle strade, l’uso dell’asfalto fonoassorbente, particolari materiali per l’edilizia, in continua evoluzione;  ma anche l’imporre  limiti di velocità alle auto in zone residenziali. Molto si può fare per limitare gli effetti nocivi del rumore, cominciando però dalle scuole, in cui queste problematiche andrebbero presentate.

Per lo studio di questi problemi e per l’applicazione dei più avanzati metodi di diagnostica e di intervento, una metropoli come Milano, ad esempio, può contare del Laboratorio di Acustica Ambientale, diretto dal professor Giovanni Zambon, presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca: molti studenti, non solo milanesi, si stanno lì preparando per esser pronti ad affrontare e risolvere i principali problemi generati dai rumori nocivi, per cercare di preservare la qualità della vita dei cittadini.

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