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IL PUNTO/ Quando l’ingegno sale in cattedra (e diventa storia)

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Il poster della mostra per i 150 anni del Politecnico di Milano  Il poster della mostra per i 150 anni del Politecnico di Milano
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A cominciare da Francesco Brioschi, che nel 1863 ha fondato l’Istituto Tecnico Superiore, poi

evolutosi nel Politecnico. E poi altri nomi ben noti come Giovanni Battista Pirelli, che nel 1872 ha introdotto in Italia la produzione industriale della gomma; o il già citato Natta, Premio Nobel per la Chimica nel 1963 con la scoperta del polipropilene isotattico che ha portato la plastica in tutte le case; o ancora, Enrico Forlanini, che nel 1877 ha realizzato il modello sperimentale di elicottero, primo oggetto in grado di sollevarsi in aria grazie alla spinta di un motore. Sul versante architettura, grandi maestri sono stati Gio Ponti, Aldo Rossi e Renzo Piano e nel design  personaggi come Achille Castiglioni e Marco Zanuso, le cui creazioni sono diventate vere e proprie icone.

Al di là del Politecnico, come rintracciare nel panorama tecnologico i maestri? Che cosa più li identifica e li qualifica come tali? Alcune piste di risposta le ha offerte l’attuale rettore Giovanni Azzone, cercando di trarre dai protagonisti di questi 150 anni una lezione in tre punti. Anzitutto si tratta di persone appassionate: nel creare, nel progettare, nel costruire, nell’educare; poi è gente con una grande capacità di resistenza di fronte gli ostacoli, che non si lascia facilmente scoraggiare di fronte ai “non si può”; infine, sono persone con una spiccata capacità di scelta, col coraggio di prendere decisioni, imboccando certe strade e lasciandone altre. Emblematica in proposito la vicenda di Pirelli che, neolaureato, durante un viaggio premio scopre la lavorazione industriale del caucciù e decide subito di introdurla in Italia.

A queste tre caratteristiche, riteniamo che si debba aggiungere l’attitudine a riflettere sulla propria esperienza per farne emergere un metodo, che si possa comunicare e trasmettere. Dove metodo non significa uno schema fissato una volta per tutte, un’insieme di procedure standardizzate. È piuttosto una modalità di affronto dei problemi, che si alimenta nell’esperienza, che si precisa e si arricchisce nel confronto con le specifiche situazioni, non smettendo mai di imparare dalla realtà.

Analogamente, anche la creatività non va intesa come una sorta di magia, una dote sovrumana data solo ad alcuni. Certo, in alcuni emerge in modo spettacolare e nel momento giusto; ma tutti poco o tanto ne possono partecipare. Il maestro sarà allora chi si preoccupa di porre e garantire le condizioni, tutte le condizioni (culturali, ambientali, economiche …), perché la creatività possa fiorire e manifestarsi.

Forse si tratterà di reinventare, adeguandola all’odierno contesto ipertecnologico e competitiva, la dinamica maestro-allievo che si stabiliva nelle botteghe degli artigiani medievali.



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