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TECNOLOGIE/ Stormi di droni volano in aiuto della ricerca

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Infophofoto - I droni saranno utilizzabili anche in vulcanologia  Infophofoto - I droni saranno utilizzabili anche in vulcanologia
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 Altri biologi stanno “insegnando” ai droni a distinguere un tipo di pianta da un altro, per poter realizzare in automatico delle accurate mappe della vegetazione di ampi territori. O ancora, si può citare l’Agenzia Scozzese per la Protezione dell’Ambiente che ha acquistato un drone da un’azienda svizzera per monitorare le crescite di alghe negli estuari dei fiumi.

Gli esempi si stanno moltiplicando, ma i problemi non mancano. Anzitutto sul piano tecnologico. È vero che dai primi tentativi effettuati dalla stessa Nasa fin negli anni 70, le cose sono molto migliorate: si è diffuso il GPS, molte apparecchiature hanno raggiunto elevati livelli di performance e i costi si sono abbassati. Ma non basta. Gli sforzi dei tecnici sono ora indirizzati a migliorare l’autonomia, la manovrabilità e la resistenza degli UAV.

Si devono ideare algoritmi che rendano i droni sempre più abili nel decifrare i segnali raccolti dai sensori e li traducano in decisioni operative da assumere in completa autonomia. Vanno migliorati i metodi di navigazione basati sui sistemi di visione automatica. E poi c’è il problema del volo in gruppo, o meglio in stormo, che per macchine automatiche richiede un’ottima capacità di comunicazione e di scambio di informazioni tale da consentire loro di prendere decisioni collettive in tempi rapidi.

Infine c’è la solita questione di tutte le macchine “autonome”: l’energia. Anche qui, una soluzione può venire dalla miniaturizzazione delle batterie; un’altra dai tentativi, “alla Leonardo”, di realizzare piccoli velivoli in grado di imitare gli uccelli nello sfruttamento delle correnti ascensionali e dei venti. Mentre al Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo si sta realizzando un velivolo a energia solare che, teoricamente, non dovrebbe mai atterrare e continuerebbe a sorvegliare terre e mari per segnalare focolai di incendio, depositi illegali o imbarcazioni alla deriva nell’oceano.

A fronte di tutto ciò, restano pesanti problematiche di tipo normativo e legale. A partire dagli stessi Stati Uniti, dove le autorizzazioni per gli usi civili dei droni richiedono un iter complesso e tutto deve essere correttamente certificato: dai piani di volo alle qualifiche dei piloti remoti a terra. Ma sembrano ostacoli la cui asticella sembra abbassarsi sempre più.



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