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SPAZIO/ Buchi neri e galassie si parlano con… la polvere

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Panoramica della regione attorno alla galassia NGC3783 (credit: ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin  Panoramica della regione attorno alla galassia NGC3783 (credit: ESO/Digitized Sky Survey 2. Acknowledgement: Davide De Martin

Viceversa, le masse dei buchi neri sono più piccole se ospitate in ambienti con meno stelle in moto più regolare. Lo studio dei buchi neri supermassicci è quindi una via privilegiata per comprendere l’evoluzione dei sistemi galattici.

Perché i buchi neri emettono luce? L’emissione osservata non proviene certo da quel percorso a senso unico che è il buco nero, bensì dal materiale in accrescimento. Se del materiale (tipicamente gas e polvere) cade nella zona di influenza del buco nero, esso cede solo parte della sua energia gravitazionale al buco nero stesso: il rimanente viene emesso sotto forma di luce verso l’esterno. Il materiale in accrescimento attorno a buchi neri si dispone sotto forma di disco piuttosto che nube, andando a nutrire il buco nero da un singolo piano.

Attorno a tale disco da cui il buco nero accresce massa (e quindi emette luce!), altra polvere viene attratta dalla forte gravità dell’oggetto centrale e va a disporsi in una struttura esterna a forma toroidale (cioè come una ciambella). L’opacità di questa polvere (dedotta dalla presenza di righe spettrali particolarmente larghe) oscura parte della luce proveniente dal buco nero causando una variabilità che dipende dall’orientazione del toroide nel cielo. La presenza di queste strutture viene dedotta dalla distribuzione e dalla variabilità dell’emissione della sorgente AGN.

Recenti osservazioni della galassia NGC 3783 aggiungono un importante dettaglio alla nostra attuale comprensione di questi sistemi. Un team scientifico capitanato da Sebastian F. Honig (University of California, Santa Barbara) ha utilizzato la potenza combinata dei quattro telescopi della rete europea VLTI (Very Large Telescope Interferometer) per un’analisi dettagliata delle vicinanze del centro galattico del vicino AGN denominato NGC 3783. Le informazioni raccolte dai quattro telescopi sono state combinate in un unica osservazione interferometrica. L’interferometria, sebbene non produca immagini, permette di scandagliare nel dettaglio piccole regioni in oggetti distanti, quali i dintorni del centro galattico di NGC 3783.



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