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SLA E STAMINALI / La sperimentazione italiana: risultati positivi

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La lotta contro la SLA è stata negli ultimi anni condotta sempre più duramente da team di ricercatori di tutto il mondo, e proprio da un pool di esperti italiani è arrivato un primo confortante segnale che questa battaglia si può arrivare a vincerla. Nessun effetto collaterale significativo. Il trattamento con le cellule staminali celebrali umane sperimentato su sei pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) ha dato i risultati sperati.

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È un primo passo, tutto italiano dicevamo, che apre la strada a una possibile terapia futura per questa malattia, ad oggi inguaribile. Certamente soddisfatti i medici che stanno lavorando al progetto coordinati da Angelo Vescovi, docente all’Università Bicocca di Milano e direttore scientifico di Neurothon, che ha ora assunto la denominazione Revert.

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Quello che abbiamo fatto – ha spiegato il dott. Vescovi in una intervista esclusiva a IlSussidiario.net – è essenzialmente il trapianto di cellule staminali celebrali umane, derivate da feti da aborto spontaneo, quindi da morte naturale in utero con una tecnica di prelievo assolutamente analoga a quella della donazione d’organo (il che vuol dire che non c’è nessun problema etico di qualsivoglia natura) in prossimità dei motoneuroni che muoiono e quindi nella parte inferiore del midollo spinale”.

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Il primo gruppo di pazienti - ha continuato - ci ha rivelato che il trapianto intramidollare di cellule staminali celebrali non ha avuto effetti collaterali. Al contrario di quanto avvenuto negli Stati Uniti dove invece un’altra equipe di medici ricercatori aveva rilevato nei pazienti effetti collaterali”. Vescovi ha già ricevuto l'autorizzazione dall'Istituto Superiore di Sanità e dell'agenzia del farmaco (Aifa) per procedere a un secondo passaggio dello studio: i prossimi sei pazienti subiranno l'innesto delle cellule staminali più in alto, in corrispondenza delle vertebre cervicali. “Si tratta di una zona del midollo molto più alta, appena sotto la nuca, e molto più pericolosa – ha sottolineato Vescovi -, ma è una zona dove il trapianto è più foriero di migliori risultati perché è dove ci sono i centri di controllo della respirazione distrutti dalla malattia”.

Leggi l'intervista integrale ad Angelo Vescovi in anteprima su IlSussidiario.net




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