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SLA/ Vescovi: dai primi risultati alla sconfitta della malattia, ecco come ci arriveremo

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Non lo sappiamo. Penso che il problema sia legato al fatto che ancora i meccanismi che portano alla morte di questi motoneuroni sono solo parzialmente chiariti, nel senso che non conosciamo cosa ha innescato il processo. Non è così semplice andare a intervenire su questi meccanismi, ed è proprio per questo che brancoliamo un po’ nel buio.

 

In cosa si differenzia il vostro approccio?

Non si fa la somministrazioni di un farmaco, di una molecola che può andare a influenzare il fenomeno ma si mette nella zona in cui la morte del motoneurone sta avvenendo (per mille ragioni) un sistema che rileva lo stato patologico del tessuto e reagisce di conseguenza secernendo migliaia di molecole, intervenendo nella rimozione si sostanze tossiche. L’approccio che viene dalla terapia cellulare è molto più complesso e anche molto più promettente dei classici farmaci.

 

In altre parole?

Non conoscendo precisamente il meccanismo, ma solo in generale, si mette una cellula in grado di agire su tutti i meccanismi leggendoli e interpretandoli nel modo che le è consono. Questo è il ruolo delle staminali e delle cellule che generano. Il motivo per cui ad oggi tutte le terapie hanno fallito è anche perché la Sla è una malattia rara, è stata curata molto poco e i modelli animali che mimano la malattia sono disponibili solo da un decennio e quindi la possibilità di accesso allo studio dei meccanismi che porta a sviluppare i farmaci era veramente limitato.

 

(Elena Pescucci)



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COMMENTI
26/06/2013 - commento (francesco taddei)

vescovi nobel in medicina e terni capitale nazionale della ricerca medica!