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IL PUNTO/ Ostriche galleggianti per catturare l’energia delle onde marine

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Si tratta inoltre di macchine che, quando si vogliano produrre potenze significative, hanno inevitabilmente dimensioni molto grandi e conseguentemente costi elevati, che si ammortizzano solo se gli oneri di manutenzione restano bassi e l’affidabilità elevata. Peraltro, il loro impatto visivo è in genere modesto, nettamente inferiore a quello dei generatori eolici.

Venendo ai sistemi per estrarre energia dal moto ondoso, ne esistono di molti tipi, adatti all’installazione in situazioni ondose, fondali o coste differenti; essi sono usualmente classificati in tre categorie: assorbitori a punto fisso, terminatori e attenuatori. Al primo tipo appartengono una varietà di dispositivi (Weptos, Oregon Buoy, Wave Star EnergySearaser ecc.) caratterizzati da un “galleggiante”, o una serie di galleggianti, ancorati a strutture costiere, a piattaforme artificiali oppure a boe ancorate sul fondo, che vengono posti in moto oscillante dal movimento di su e giù delle onde, e azionano in tal modo dei pistoni in grado di accumulare energia di pressione; la quale viene a sua volta trasformata, da opportune turbine idrauliche, in energia elettrica. A questa categoria si può associare anche un sistema (Wave Power Station) sviluppato dalla nota società tedesca Voith nel quale si sfrutta il movimento di va e vieni imposto dalle onde a una colonna d’aria contenuta in un grosso “cassone” di cemento armato ancorato alla linea di costa, immerso in acqua e aperto verso il fondo. Tale cassone comunica con l’atmosfera con un opportuno condotto di sfogo nel quale è inserita  una doppia “elica” in grado di sfruttare la veloce corrente d’aria continuamente espulsa e risucchiata dal cassone stesso.

Alla seconda categoria appartiene per esempio il sistema Wave Dragon, sviluppato dall’inventore danese Erik Friis-Madsen, nell’ambito di un progetto europeo. Esso è costituito da una grande piattaforma galleggiante, ancorata al fondo marino, dotata di due lunghe appendici a forma di “braccia aperte” che racchiudono una sorta si rampa semisommersa; le appendici “catturano” le onde e tramite la rampa convogliano a bordo l’acqua marina che viene incessantemente spinta contro di essa dal moto ondoso.



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