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IL PUNTO/ Ostriche galleggianti per catturare l’energia delle onde marine

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L’utilizzo del moto ondoso dei mari e degli oceani per produrre energia rinnovabile è stata forse una delle ultime idee, fra le tante che cominciarono ad essere sviluppate dopo le prime crisi energetiche di quarant’anni fa, a giungere a maturità. Questa lunga gestazione è il segno evidente che passare dalla teoria alla pratica, quando si ci deve confrontare con la potenza del mare, è tutt’altro che banale. Sarebbe interessante ripercorrere la storia delle idee e dei progetti, molti dei quali falliti, che si sono susseguiti prima di arrivare a quelli affermatisi negli ultimi anni, ma non ne abbiamo qui lo spazio; ci limiteremo quindi a una breve panoramica sui sistemi che sembrano ormai sufficientemente consolidati da far presagire una loro prossima applicazione a scala industriale.

Cominciamo con l’accennare che l’interesse verso i dispositivi per lo sfruttamento del moto ondoso ha la sua ragion d’essere nell’enorme potenziale energetico rappresentato da questa forma di energia rinnovabile (che deriva in sostanza dall’azione dei venti su mari e oceani). I tecnici del settore stimano in circa 80.000 TWh/anno (circa cinque volte il consumo annuale mondiale di energia) il potenziale energetico complessivo del moto ondoso; è facile comprendere che se di questa enorme quantità di energia si riuscisse a sfruttare anche solo una piccola parte sarebbero sempre numeri ragguardevoli (in effetti secondo le stime della European Ocean Energy Association, entro il 2050 l’energia dal mare potrebbe coprire il 15% del fabbisogno elettrico europeo).

Fra l’altro il moto ondoso presenta interessanti peculiarità che ne rendono interessante l’integrazione col solare e l’eolico, in modo da attenuare la nota aleatorietà di queste altre forme di energia rinnovabile: per esempio, esso può essere rilevante anche in assenza di venti locali (in quanto le onde possono arrivare anche da molto lontano) e ovviamente anche in assenza di insolazione.

In ogni caso, l’impresa di estrarre energia dalle onde non è facilissima, non tanto perché sia difficile immaginare dispositivi in grado di sfruttare il loro incessante moto, quanto perché essi devono funzionare in ambiente ostile, isolato, corrosivo, e in caso di tempeste devono resistere a fortissime sollecitazioni.

 



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