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IL PUNTO/ La teoria degli errori si impara anche andando allo stadio

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La tecnologia adottata dalla FIFA (cc_GoalControl_GmbH)  La tecnologia adottata dalla FIFA (cc_GoalControl_GmbH)

Sarebbe bello se le partite di calcio diventassero un’occasione per evidenziare questo limite intrinseco nella nostra conoscenza della realtà; e non si pensi sia impossibile. In Inghilterra è molto seguito il gioco del cricket: quando chi scrive passò un mese a Oxford provò a capirne le regole ma trovò più facile dedicarsi alla Relatività Generale. Ebbene, nel cricket vi è una situazione in cui la macchina ammette la sua impossibilità a decidere. A cosa si ricorre in questa situazione in cui la macchina si arrende? Alla decisione dell’arbitro, cioè alla decisione di una persona, con buona pace di tutti coloro che cercano sempre di ricorrere a criteri “freddi”, in cui il giudizio umano non deve contare assolutamente. Criteri “freddi” che spesso portano a giudizi assurdi.

Ma l’articolo di Nature non si ferma qui e fa notare come ormai la nostra capacità di manipolare immagini digitali sia diventata molto grande. È facile immaginare che dopo un giudizio “dubbio” di una macchina durante una partita di calcio cominceranno a girare in rete foto rappresentanti la “vera” immagine della palla sulla linea di porta. I tifosi di una squadra troveranno così la “vera” immagine che mostra il goal, mentre quelli rivali la “vera” immagine del non goal.

Dall’accusare l’arbitro si passerà poi ad accusare il controllore della tecnologia. Per scoprire infine che il sogno della decisione definitiva rimane un’utopia irrealizzabile. Che questo possa accadere guardando una partita su un campo di calcio e non solo in un corso universitario di teoria degli errori, è sicuramente un’opportunità da sfruttare.   

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