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NANOTECNOLOGIE/ I metamateriali “plasmonici” escono dai laboratori e sfidano il mercato

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Tali nanoparticelle, opportunamente funzionalizzate, vengono iniettate nel paziente e si accumulano presso il tumore. Una volta illuminate da una luce incidente all’opportuna lunghezza d’onda, esse concentrano l’energia luminosa presso la superficie e, cedendola al tessuto circostante sotto forma di calore, uccidono le cellule tumorali circostanti. Primi passi in questa direzione nella terapia del cancro sono già stati avviati con nanoparticelle ricoperte d’oro presso la Nanospectra Biosciences di Houston (Texas).

Nonostante lo studio dei metamateriali plasmonici sia tuttora recente anche a livello accademico, la Nano-Meta Technologies e la Quantum Wave Fund hanno ritenuto che i tempi siano già maturi per la commercializzazione di alcune tecnologie ed hanno deciso di rischiare. Siete stupiti? Quando avete tempo, date un’occhiata al sito della Purdue University, in particolare alla sezione “Innovation and Commercialization Center”, e vi renderete conto di quanto una tipica università negli States investa nella commercializzazione e nell’impatto della propria ricerca nella società civile, valorizzando le idee dei ricercatori e anche degli studenti.

Un approccio che, oltre a generare introiti che aiutano il budget dell’istituzione e a sostenere la nascita di giovani realtà economiche, innanzitutto aumenta la soddisfazione personale degli studenti e dei ricercatori che vogliono provare ad applicare le loro idee alla realtà quotidiana. Questo approccio purtroppo è ancora sconosciuto in molte università europee (con alcune notevoli eccezioni), che da questo punto di vista potrebbero imparare molto.

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