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EMBRIONI/ La Francia approva la liberalizzazione inquadrata della ricerca

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Sarebbero troppo vaghe le normative contenute nella legge approvata dall'Assemblea nazionale francese sulla ricerca sugli embrioni. Si tratta della "liberalizzazione inquadrata" della ricerca che fino a oggi era vietata. A denunciare la gravità di tale normativa scienziati e associazioni che da tempo combattono contro un uso non etico degli embrioni. Nella normativa approvata adesso vengono inseriti alcuni limiti, ad esempio il fatto che la ricerca "non può essere condotta senza ricorrere a questi embrioni o a queste cellule staminali embrionali" e che è obbligatorio rispettare "i principi etici relativi alla ricerca sull’embrione e sulle cellule staminali embrionali". Perché troppo vaghe queste restrizioni? Perché lascerebbero per la loro vaghezza il campo libero a problemi di controllo che sarebbero anche praticamente impossibili. Ecco cosa si prevede: che i ricercatori possano accedere solo ad embrioni provenienti dai laboratori per la fecondazione in vitro solo dopo consenso della coppia di donatori che avrà diritto al ripensamento fino all'inizio delle ricerche dopo di che il trasferimento diventerà irreversibile. Il parlamento francese ha approvato con 314 sì e 223 no: i contrari lamentano un iter legislativo inesistente definendolo un "capolavoro di dissimulazione". Tra l'altro l'intera normativa è ridotta a un solo articolo in modo da favorirne l'approvazione. I neogollisti hanno adesso annunciato ricorso al Consiglio costituzionale. Anche la Chiesa è scesa in campo denunciando l'inesistenza di un autentico dibattito scientifico ed etico sul caso. Monsignor Pierre d’Ornellas, coordinatore episcopale per le questioni bioetiche, ha commentato: "La scienza non può guidare le scelte politiche. Queste debbono discernere il modo in cui è promosso l’ecosistema umano, che precede lo Stato. L’ecologia, così necessaria e urgente, è anche umana".  



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