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GEOFISICA/ Il quartetto radar italiano vigila sul vulcano superattivo

MICHELE ORIOLI ci parla del progetto “Geohazard Supersites”, nato con l’obiettivo di raccogliere dati di alcune aree del globo selezionate in base al loro particolare interesse geofisico

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Sono i “supersiti” dedicati all’analisi del rischio geologico, sismico e vulcanico, e la loro conoscenza approfondita sta dando a studiosi di diverse discipline informazioni preziose. Si tratta, per lo studio dei terremoti, di Tokyo, Vancouver-Seattle, Los Angeles e Istanbul; mentre per i vulcani l’occhio è puntato sul monte Fuji, sul Vesuvio e i Campi Flegrei, sull’Etna e sulle Hawaii. Quale occhio? Sia l’occhio umano, dei ricercatori che eseguono osservazioni e misure in situ; sia quello dei sistemi di monitoraggio più sofisticati come quelli spaziali.

È il caso del sistema satellitare di osservazione della Terra COSMO-SkyMed, sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero della Difesa e costituito da quattro satelliti dotati di radar ad apertura sintetica (SAR) in banda X (in grado quindi di vedere attraverso le nuvole e in assenza di luce solare). Stiamo parlando del più grande investimento italiano nel settore dell’Osservazione della Terra e di una realizzazione all’avanguardia in campo mondiale. I satelliti sono stati lanciati tra il 2007 e il 2010 e la realizzazione del sistema ha già consentito all’Italia di attuare importanti accordi internazionali nel campo dell’osservazione della Terra.

Tra questi va segnalato il progetto “Geohazard Supersites”, nato con l’obiettivo di mettere a disposizione della comunità scientifica internazionale un insieme di dati geofisici il più completo possibile relativamente a misure su alcune aree del globo selezionate in base al loro particolare interesse geofisico; e ciò per favorire l’approfondimento delle conoscenze dei processi fondamentali che governano le eruzioni vulcaniche o i terremoti.

Il Geohazard Supersites a sua volta fa parte del GEOSS, il sistema globale dei sistemi di Osservazione della Terra al quale sta lavorando l’organizzazione intergovernativa GEO (Group on Earth Observation). L’Italia, e in particolare l’ASI, ha aderito all’iniziativa nel 2012 iniziando a rendere disponibili i dati COSMO-SkyMed sui vulcani hawaiiani Mauna Loa e Kilauea; quest’ultimo è considerato il vulcano più attivo del mondo.

Cosa hanno fatto i nostri satelliti? Essendo l’unica missione SAR in grado di offrire una copertura regolare su quei vulcani, hanno fornito un centinaio di immagini (e altrettante continueranno a fornire nei prossimi anni) che mostrano, ad esempio, le deformazione superficiali misurate sul Kilauea, individuabili attraverso la rappresentazione delle immagini in falsi colori o l’elaborazione tramite gli interferogrammi su misure prese durante l’orbita ascendente e quella discendente. Molti di questi dati sono stati inviati al più avanzato centro di elaborazione dei dati spaziali, il celebre Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena.