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CHIMICA/ Metti 600 giovani una settimana a tu per tu con 35 premi Nobel

Pubblicazione:venerdì 26 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 26 luglio 2013, 10.31

Foto di gruppo con il premio Nobel per la chimica Dan Shechtman Foto di gruppo con il premio Nobel per la chimica Dan Shechtman

Sono molte le soddisfazioni che accompagnano le persone durante la loro crescita socio-culturale. I primi sorrisini, i primi dentini, le prime paroline, i primi passettini, le prime pagelle, le vacanze al mare, la maturità, i primi 30 e lode, i corsi di laurea, i primi meeting internazionali, le pubblicazioni scientifiche etc. Ma la gioia che ho provato lo scorso giugno alla notizia della mia partecipazione al 63° Lindau Chemistry Meeting, sul lago di Costanza in Germania, con 35 premi Nobel e una selezione di 600 giovani ricercatori provenienti da 78 nazioni, è stata veramente fuori dal comune. Gli italiani selezionati e sponsorizzati dalla Fondazione Cariplo per partecipare al simposio promosso dalla Contessa Bettina Bernadotte sono stati nove: sette lombardi (Unimi, Unimi2 e Unipv) e due veneti (Unipd). Qualche altro italiano proveniva invece da gruppi di ricerca principalmente europei.

Grazie a Internet ho approfondito la biografia dei Nobel che avrei incontrato a Lindau. Oltre alle ricerche scientifiche ero interessata a capire le motivazioni che sempre spingono le persone a raggiungere questi obiettivi-risultati eccezionali. Arrivata a Lindau si è subito respirato, sin dal briefing iniziale, un’aria di serenità, di pace e di internazionalità difficile da percepire nelle normali e forse più “competitive” conferenze. Pur avendo sperimentato la scoperta di nuovi confini culturali nel periodo di dottorato trascorso in Giappone. l’unicità di questa conferenza è rappresentata dai saperi diversi e dalle differenti generazioni. La scienza del passato e quella del futuro si mescolano nel corso di una settimana davvero indimenticabile.

Il congresso è stato organizzato perfettamente. Le giornate avevano un inizio molto singolare, scandito dalle cosiddette “scientific breakfast” in cui, dopo aver “sgranocchiato” qualche dolcetto, si partecipava ad interessanti discussioni sull’atteso contributo della chimica per la risoluzione di molte problematiche. In mattinata si susseguivano gli interventi dei premi Nobel, tesi a descrivere l’importanza delle loro scoperte e le ripercussioni sulla chimica attuale. Nel pomeriggio, dopo il pranzo con tutti i ricercatori del globo, si partecipava alle tavole rotonde ristrette in cui si ponevano domande e curiosità al Nobel che aveva suscitato maggiore interesse.

Vivendo questa esperienza nel modo più semplice e spontaneo possibile ho compreso come ciascun premio Nobel rappresenti un caratteristico “elemento”, esatta metafora di ogni singolo abitante di questo pianeta. Alcuni personaggi più timidi e seri, altri espansivi e sempre sorridenti. Personalmente ho profondamente apprezzato tre interventi a dir poco incoraggianti. Dan Shechtman, premio Nobel 2011, che ha ricordato quanto siano essenziali tenacia, fiducia in se stessi e rispetto reciproco per la piena realizzazione delle proprie scoperte e convinzioni. A seguire l’unica Nobel donna presente (2009), Ada E. Yonath, felice madre, nonna e scienziata. Ricordando quanto tutto sia possibile, se animato da vera passione, ha saputo regalare speranza alle giovani scienziate che aspirano ad un felice connubio famiglia-carriera. Infine Richard Ernst, premio Nobel 1991, ha brillantemente ricordato come l’ottenimento del Premio non debba costituire un obiettivo, ma una semplice ed inaspettata sorpresa per qualunque studioso. È necessario che ciascuno di noi espanda i propri confini, non limitandosi ad accettare la chimica come unica passione. Ogni forma d’arte può essere un’importante fonte di ispirazione.


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