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CLIMA/ Previsioni per il decennio: temperature in calo, poi impennata dal 2018

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Quando consultiamo le previsioni del tempo, solitamente troviamo indicazioni sul lungo periodo oltre la settimana e altre, più attendibili, dette a breve termine, che coprono 3-4 giorni. Per alcuni climatologi, però, le previsioni a breve termine possono coprire anche qualche anno e un recente articolo su Nature, di Jeff Tollefson, ha indicato il 2020 come scadenza per scenari a corto raggio. In ogni caso, c’è da registrare un intensificarsi di studi che mirano a sviluppare modelli in grado di prefigurare l’evoluzione delle condizioni climatiche su un arco temporale inferiore al decennio. La questione è controversa e non sono pochi coloro che ritengono un inutile spreco di tempo e di risorse l’impegno in questa direzione; la climatologia ci ha abituato, almeno da quando si è iniziato a parlare di global warming, all’elaborazione di modelli che coprono diversi decenni e basta seguire i dibattiti in occasione dei vari Rapporti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) per rendersi conto di come la scienza del clima stia ancora muovendo i primi passi.

In effetti, è una scienza che dovrebbe essere tra le più direttamente interessanti anche per il cosiddetto grande pubblico, ma che per questo tipo di pubblico è di difficile lettura: trattandosi di un fenomeno ad alta complessità come il clima, ogni risultato è legato a una varietà di parametri e di condizioni al contorno e una loro non attenta considerazione rende ambigua e fuorviante ogni lettura sbrigativa e semplificata. Ma le cose non migliorano riducendo l’intervallo temporale della previsione. Lo si è visto con uno dei primi tentativi di modelli “a breve termine”, elaborato da Doug Smith nel 2007 presso il celebre Met Officer’s Hadley Centre inglese, che dopo sei anni si sta rivelando ampiamente inadatto a descrivere l’andamento delle condizioni climatiche con tutte le loro bizzarrie.

Eppure inizialmente l’idea sembrava promettente. Invece di partire dalle condizioni del passato, come fanno gli sviluppatori di modelli a lungo termine, Smith partiva dal presente, sull’esempio dei meteorologi che danno le previsioni settimanali: il suo “oggi” era un periodo di tre settimane nelle quali raccoglieva i dati della temperatura dell’aria, della velocità dei venti, della pressione atmosferica e della temperatura e salinità degli Oceani; questi erano le condizioni iniziali per avviare le simulazioni computerizzate, integrate con l’immissione di altri parametri supplementari. Il modello non ha funzionato e l’enorme surriscaldamento previsto per gli anni dopo il 2008 non si è ancora manifestato. Colpa probabilmente della difficoltà nello stimare con sufficiente precisione l’impatto degli oceani, con la loro complessa dinamica e il loro ruolo nell’assorbimento e nel rilascio di ingenti quantità di calore.



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