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IL PUNTO/ In difesa della Geografia

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Galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani (particolare)  Galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani (particolare)

Ogni elemento sembra essere particolare, specifico, dotato di proprietà che l’osservazione scientifica, supportata dalla tecnologia, tende progressivamente a spiegare, a decifrare, a interpretare in modo oggettivo, a identificare secondo parametri incontrovertibili. La difficoltà principale dell’identificazione analitica, tuttavia, consiste nella delimitazione o nella “contornazione” del particolare, sia come elemento fisico in sé, sia in quanto portatore di un significato proprio o di una valenza funzionale.

Si pensi, ad esempio, alla determinazione delle proprietà di un paesaggio o di una città o di una dorsale montuosa o di un corso d’acqua, a quanti e a quali criteri debbono essere considerati per compiere un’operazione che abbia come finalità quella di identificare un soggetto o un elemento, separandolo o estraendolo, quasi inevitabilmente, dal contesto di appartenenza.

Ne consegue che il livello di conoscenza acquisito dall’essere umano, da un lato lo rende più consapevole della struttura della materia e della sua evoluzione fenomenologica, ma, per altri versi, conduce inevitabilmente alla perdita dell’orizzonte funzionale, ancora molto indistinto per la maggior parte degli esseri umani, scienziati e non, in quanto risulta più semplice comprendere ciò che è immediatamente prossimo, piuttosto che ambire a un livello di conoscenza più misterioso, più complesso, talvolta non immediatamente percorribile sul piano logico e razionale.

Specializzarsi, nella concezione comune di chi frequenta Università ed Enti di ricerca, è preferibile o immediatamente più semplice e concreto che contemplare l’infinito o il mistero o la complessità fenomenica degli eventi della Terra. Tuttavia, la perdita di attrazione per l’infinito genera, in parallelo e secondo una dinamica di irreversibilità, una forma di cecità intellettuale progressiva, ovviamente non per l’oggetto specifico che si intende conoscere, ma nei confronti del suo significato nel corollario delle relazioni in cui è inserito.

Dalle considerazioni sopra accennate ci si domanda se sia concepibile e con quali garanzie di successo estendere, sul piano dell’esperienza scientifica, l’accesso a forme di conoscenza derivate dall’applicazione di una metodologia in grado di correlare elementi differenti, piuttosto che discriminare sulle singole componenti della realtà visibile del nostro Pianeta.

Questo processo di conoscenza della complessità e della interdipendenza degli elementi costitutivi della crosta terrestre deve poter essere comunicata in modo semplice e chiaro al grande pubblico che deve poter comprendere che non è sufficiente conoscere a grandi linee il vocabolario della natura, perché queste informazioni si esauriscono nella terminologia stessa.

Occorre, invece, inseguire una “grammatica della natura” come scrive Benedetto XVI nel suo Messaggio per la pace del 31/12/2009, che insegna bellezza e armonia e che conduce all’origine stessa del creato. E come dimenticare il discorso di inizio pontificato di Papa Francesco, nel quale ha rivolto un forte monito a «custodire l’intero creato, la bellezza del creato, avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo».

Credo che sia necessario uscire dalla logica che tende a considerare il processo di conoscenza adatto solo per formare una classe colta, e provare, invece, a sviluppare attività di formazione per tutti, dove sia possibile educare in modo corretto al rapporto con la natura, con l’obiettivo di migliorare la qualità della nostra vita e di tutti i viventi.

Se assimilassimo la complessità della terra ad una teorica sommatoria di sistemi apparentemente caotici, si potrebbe affermare che la nostra sensibilità alle condizioni ambientali, l’imprevedibilità degli eventi e l’evoluzione stessa del sistema Terra, risultando una porzione infinitesimale del sistema della nostra Galassia, per non dire dell’intero Universo, dovrebbero suscitare maggiore attenzione, interesse e curiosità da parte di tutti gli esseri umani, purché addestrati a riconoscere le relazioni esistenti nel microsistema di appartenenza

Ecco il motivo per cui la Geografia ha la pretesa di essere un punto di osservazione della realtà prossimo al sapere inteso come sistema complesso e armonioso.



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