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PARMITANO/ Il primo italiano a camminare nello spazio: tutti i dettagli e i rischi

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Luca Parmitano- infophoto  Luca Parmitano- infophoto

Certo che si riesce; la passeggiata non è mai un azzardo. Bisogna notare che ci sono due tipi di passeggiate spaziale: quelle nominali, che fanno parte di un piano di lavoro prestabilito da tempo e programmate in ogni particolare, con una serie di compiti definiti – e quella di domani è così – e quelle non nominali, o di emergenza, magari per una riparazione anche non grave; in queste conta soprattutto l’esperienza dell’astronauta. Comunque, uno skywalk può essere fatto solo dopo un lungo periodo di training specifico, in cui vengono simulate quasi tutte le operazioni da svolgere nello spazio. La simulazione avviene nell’ambiente che sulla Terra più si avvicina a quelle condizioni, cioè in enormi piscine (dette Hydrolab) nelle quali vengono installati dei moduli in scala reale del tutto simili a quelli della ISS e dove gli astronauti si immergono indossando la stessa tuta che metteranno domani. Quindi durante la passeggiata potrebbero muoversi anche a occhi chiusi …


Ci sono però delle obiettive difficoltà: quali sono le principali?

Le difficoltà di lavorare in una situazione del genere sono principalmente derivate dai pesanti vincoli di mobilità dell’astronauta. Deve utilizzare  strumenti di precisione, deve compiere operazioni abbastanza complesse ma indossando una tuta pressurizzata e uno scafandro che ne limitano fortemente la mobilità: i movimenti sono lenti e complicati e richiedono uno sforzo fisico non indifferente; anche la visuale non è completa e libera.

Altra difficoltà è quella che conoscono molto bene i subacquei e cioè quella di superare la fase di depressurizzazione, che può provocare qualche fastidio al momento di uscire nello spazio; per questo ci sono delle procedure da osservare che sono molti simili a quelle dei sub.

 

Quali sarebbero i potenziali rischi?

Queste operazioni sono sottoposte a criteri di sicurezza talmente stringenti che è difficile immaginare  dei rischi veri e propri. Un certo livello di rischio potrebbe essere dato dai micro meteoriti di materiale stellare che ogni tanto attraversano il vuoto di cui parlavamo e dai piccoli detriti spaziali che ancora orbitano attorno alla Terra. Sono corpuscoli che viaggiano a velocità elevate e quindi possono entrare in collisione con la tuta o con gli utensili usati dagli astronauti. Ma le caratteristiche delle tute sono tali da non far prevedere pericoli.

 

L’eventualità di perdere il contatto con la ISS e di andare alla deriva nello spazio è ciò che più colpisce l’immaginario collettivo, grazie anche a celebri sequenze cinematografiche.  Cosa possiamo dire in proposito?

 



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