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BIOLOGIA MARINA/ Gli zoologi della Bicocca hanno un fiuto speciale per i coralli

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Il corallo Tara  Il corallo Tara

Come nota di colore, si può aggiungere che tra i coralli identificati e descritti dal gruppo milanese ce ne sono due destinati a immortalare l’ateneo di appartenenza: uno, individuato da Paolo Galli, vive in simbiosi con i pesci del Mar Rosso, è lungo 200 micron ed è stato chiamato “Paradactylogyrus bicoccae”; l’altro, scoperto dalla stessa Benzoni, è un corallo del nord dell’Oceano Indiano che, in onore del rettore (uscente) della Bicocca, il fisico Marcello Fontanesi, è ormai catalogato come il “Porites fontanesii”.    

Oggi c’è un grande problema relativo ai coralli su scala globale, ma i posti dove maggiore è l’impatto sono sicuramente i Caraibi nell’atlantico e  alcune località nell’oceano pacifico. L’innalzamento della temperatura, secondo gli scienziati, è la causa principale del cedimento della simbiosi tra il corallo e le alghe unicellulari zooxantellate che vivono nei suoi tessuti; il che porta facilmente all’indebolimento ed eventualmente alla morte del corallo.

La nuova specie di corallo scoperta dalla Benzoni nell’atollo polinesiano di Gambier si chiama Echinophyllia tarae e appartenente al genere Echinophyllia: è un corallo duro, che si sviluppa in colonie tra i 5 e i 20 metri di profondità ed era finora noto solamente in quell’arcipelago. Gli ultimi studi sui coralli dell’atollo di Gambier risalgono al 1974, quando il biologo Jean-Pierre Chevalier ha redatto per la prima volta una catalogazione di 60 specie di sclerattinie zooxantellate e azooxantellate. Da allora, non ci sono stati studi ulteriori fino a quelli condotti dai ricercatori di Tara Oceans, che hanno permesso la classificazione di nuove specie coralline prelevate da 24 siti differenti.

«Molti gruppi di animali – ha spiegato Francesca Benzoni - sono piccoli, rari e spesso poco noti, anche se sono delle vere miniere di biodiversità inesplorata e spesso sono alla base di un ecosistema. In particolare, i coralli sono invertebrati carismatici, costruttori delle scogliere coralline e responsabili dei delicati equilibri necessari al mantenimento dell’ecosistema più ricco dei nostri mari. Proprio per questo, e a causa dei diversi fattori che minacciano la loro sopravvivenza, hanno ricevuto e continueranno a ricevere l’attenzione della comunità scientifica».



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