BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MOSTRE/ Quei nomadi che sapevano osservare la natura (e sono diventati coltivatori)

Pubblicazione:

Coltivazione di riso (Infophoto)  Coltivazione di riso (Infophoto)

Ha inizio quindi un doppio processo: la domesticazione, cioè la scelta da parte dell’uomo di quei mutanti spontanei con caratteristiche per lui favorevoli, e la coltivazione, che implica la conservazione del seme, la preparazione del terreno, la raccolta, la semina, cioè un preciso progetto culturale.

Ma come si faceva a sapere che raccogliendo quelle spighe di frumento e mettendo a dimora i semi sarebbe iniziato un ciclo virtuoso? Qui gioca un altro fattore: è l’inarrestabile passione dell’uomo per provare, sperimentare, ricercare nuove strade: l’uomo preistorico guarda la natura, cerca di comprenderla, usa la ragione per vedere se da ciò che vede si può estrarre qualcosa di più ampio che superi i confini conosciuti. Si manifesta qui l’identità profonda dell’umano: un’inquietudine radicale, che lo spinge all’azione e che dà inizio a una storia che animerà le grandi civiltà del passato e anche a quelle di oggi. Emerge l’io, protagonista della vita e costruttore di storia.

Domesticazione e coltivazione, i due processi alla base dell’invenzione dell’agricoltura, si sono ripetute - come racconta efficacemente la Mostra di Euresis - sostanzialmente immodificate, in diverse parti del pianeta, in tempi diversi e con piante diverse. È stata l’opera di molti uomini che hanno agito indipendentemente gli uni dagli altri, in tempi diversi e in territori diversi, documentando lo stesso atteggiamento di fondo nei confronti dell’ambiente che li ospitava: non passivi di fronte alla natura (solo raccoglitori), né dominatori, ma “coltivatori”, cioè in rapporto continuo con il territorio in cui vivevano. 

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.