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PROTAGONISTI/ Paul Davies: il desiderio di scoprire è una scintilla che non si affievolisce

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Paul Davies  Paul Davies

Lo scenario di viaggi nel tempo che Davies ritiene più “realistico” è quello basato sul concetto di cunicolo (wormhole) spazio-temporale, già elaborato nella metà degli anni Ottanta e utilizzato da Carl Sagan nel romanzo Contact dal quale è stato ricavato il celebre film con Jodie Foster. «Nella fantascienza - spiegava Davies - i cunicoli sono a volte chiamati “portali stellari” (stargate). Sono a tutti gli effetti scorciatoie che congiungono due punti dello spazio separati da grandi distanze: entrando in un ipotetico cunicolo, si può uscirne poco dopo all’altro lato della galassia. I cunicoli si integrano senza problemi nella teoria della relatività generale, secondo la quale la gravità modifica non solo il tempo ma anche lo spazio. La teoria consente l’analogo di collegamenti alternativi, per strada e per galleria, fra due punti nello spazio».

La macchina del tempo progettata da Davies parte da un acceleratore di particelle in grado di creare un cunicolo virtuale che poi viene stabilizzato sfruttando l’effetto Casimir, col quale si immette energia negativa portando il cunicolo a dimensioni accettabili e impedendo che si trasformi in un buco nero. Per adattare il cunicolo al viaggio nel tempo, lo scienziato propone di trainarlo in prossimità di una stella di neutroni così «la gravità della stella rallenterebbe il tempo nei pressi dell’imbocco, cosicché fra le due estremità del cunicolo si accumulerebbe gradualmente una differenza di tempo. Se entrambe le estremità fossero poi “parcheggiate” in punti convenienti dello spazio, questa differenza di tempo resterebbe congelata».

Nonostante queste incursioni nella fantatecnologia spaziale, Davies è pur sempre un fisico teorico e non ama la iperspecializzazione: preferisce le ampie visioni e gli scenari generali, purché poggino su solide basi matematiche e sui risultati delle ricerche più recenti. Ce lo aveva testimoniato qualche anno fa, descrivendo così - in un’intervista a Emmeciquadro - il “mestiere del fisico”: «Se qualcuno mi chiedesse cos’è la fisica, direi che è un tentativo di svelare i segreti della natura. E direi anche che è un’attività comunitaria: non si tratta solo di singoli scienziati che si concentrano su certi fenomeni e cercano di scoprire cosa succede, ma di un’attività più ampia, per personalità vivaci, che amano il lavoro di squadra. E tutti sono affascinati da questo mondo straordinario: un mondo reale, al quale sottostanno principi razionali che non vediamo immediatamente. Quando camminiamo per la strada non vediamo la legge dell’inverso del quadrato della gravitazione: non la vediamo, ma è un fenomeno reale e per scoprirlo non possiamo restare alla superficie del fenomeno; dobbiamo guardare al substrato nascosto della natura. È come decodificare un certo tipo di messaggio. Penso che tutti gli scienziati credano in questo mondo razionale, che possiamo arrivare a capire tramite la ragione».



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