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PROTAGONISTI/ Paul Davies: il desiderio di scoprire è una scintilla che non si affievolisce

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Paul Davies  Paul Davies

Lo aveva ribadito nel suo precedente passaggio al Meeting (nel 2007), chiamato a confrontarsi su “scienza, ragione, verità”: «Cosa ci spinge a portare avanti questo lavoro? Beh, devo dire di essere egualmente affascinato dalle cose che studio oggi come lo ero quando ero adolescente. Gli scienziati sono come dei bambini: si guardano attorno con meraviglia, con stupore. Tanti escono da questo stadio di fanciullezza e non hanno più questo stupore, io invece ho sempre pensato che il mondo sia affascinante, misterioso. La cosa incredibile è che questo mistero può essere rivelato, è possibile entrare in questo mistero utilizzando gli strumenti scientifici, il nostro intelletto, è possibile spostare le frontiere, è possibile arrivare a capire perché ci sono certi fenomeni nel mondo. È possibile arrivare a rivelare questo mistero: questo è il grosso interesse della scienza. La scienza non è una materia finita, come un evento trascorso che viene trasmesso da una generazione all’altra: la fisica, le scienze sono discipline viventi, ci sono ancora tante cose che dobbiamo scoprire. Credo che la cosa che più mi spinge verso nuove scoperte è che più invecchio più sento di voler continuare. Certamente c’è anche un lato noioso: devo scrivere sempre più lettere, far parte di sempre più comitati, avere sempre più relazioni con gli altri… ma non c’è assolutamente un affievolirsi di quella scintilla con la quale sono nato e con la quale credo morirò: è la mia vita. È il mio “destino”, per usare la parola che è nel titolo del Meeting: io credo che lavorare in questo ambito sia il mio destino».

Il passaggio di testimone col titolo del Meeting di quest’anno è più che evidente.



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