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IL PUNTO/ Voyager: riuscirà, entro il 2020, a varcare i confini del Sistema Solare?

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A quel punto, visto che gli strumenti di bordo e i sistemi di trasmissione funzionavano ancora perfettamente, la Nasa decise di aumentare il ritorno scientifico delle navicelle Voyager, "inventando" una nuova missione (VIM - Voyager Interstellar Mission), dedicata allo studio del mezzo interstellare o, più precisamente, alla determinazione dei confini fisici del nostro Sistema Solare. È chiaro che lungo le orbite spaziali non ci sono cartelli indicatori simili a quelli che incontriamo viaggiando in automobile e passando da una regione all'altra, ma non ci sono neppure regole universalmente accettate dagli astronomi per definire fin dove si estenda il dominio del nostro Sole. Una delle possibilità, molto ragionevole, che effettivamente le navicelle Voyager stanno esplorando, è quella di definire il confine là dove il cosiddetto "vento solare" diventa così tenue da confondersi con il mezzo interstellare. Il vento solare è costituito da elettroni e protoni energetici, emessi dalle regioni più esterne dell'atmosfera solare, la "corona".

 

Questo flusso di particelle si propaga con velocità diverse, da 400 a 750 km al secondo e la massa eiettata è di alcuni miliardi di tonnellate all'ora: una quantità che ci sembra impressionante, ma che in realtà non rappresenta che una frazione minima, quasi insignificante, della massa totale del Sole. Per comprendere il comportamento del vento solare e capire perché è stato scelto come un indicatore di "occupazione territoriale" da parte della nostra stella, bisogna ricordare che esso non è costituito solo da particelle elettricamente cariche (elettroni e protoni), ma anche da un campo magnetico le cui linee di forza sono indissolubilmente legate alle particelle stesse. I fisici chiamano questa miscela di gas ionizzato e campo magnetico "plasma" perché si comporta come un vero e proprio fluido e come tale, quando incontra altro plasma, di origini e caratteristiche fisiche diverse, crea "vortici" e "onde d'urto", soprattutto se la sua velocità è supersonica rispetto al mezzo circostante. È quanto avviene, per esempio, nell'incontro del vento solare con la ionosfera e magnetosfera terrestre che, fortunatamente per noi, crea una specie di barriera (un'onda d'urto stazionaria) che devia il vento solare facendolo fluire oltre la Terra impedendo a questo di arrivare sulla superficie, se non a latitudini polari dove l'impatto crea le stupende "aurore boreali".



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