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IL PUNTO/ Voyager: riuscirà, entro il 2020, a varcare i confini del Sistema Solare?

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Si suppone che qualcosa di simile avvenga quando il nostro vento solare, superati tutti i pianeti, entra nel vero e proprio spazio "interstellare". Anche quest'ultimo è costituito da plasma, molto tenue e con velocità media nulla rispetto allo spazio stesso (con una metafora marina, diremo che siamo in una situazione di "vento debole di direzione variabile"). L'interazione del vento solare con il mezzo circostante crea una specie di "bolla", detta eliosfera, oltre la quale il vento si confonde con il mezzo, perdendo quindi la sua identità. L'analogia con la magnetosfera terrestre, che conosciamo bene, ci permette di prevedere la struttura della superficie della "bolla". Innanzitutto l'impatto del vento con il mezzo interstellare crea un fronte d'urto detto "terminale": lì il vento rallenta la sua velocità da ipersonica a subsonica. Dal momento che le navicelle Voyager hanno a bordo strumenti che misurano il flusso e la velocità delle particelle cariche e l'intensità del campo magnetico, esse possono determinare l'istante di attraversamento del fronte e quindi la distanza dal Sole di questa superficie di separazione.

 

In effetti esse sono già transitate per il fronte terminale nel dicembre 2004 (Voyager 1) e nell'agosto 2007 (Voyager 2) quando si trovavano rispettivamente alla distanza di 94 e 84 Unità Astronomiche (date e distanze diverse non devono sorprendere perché le navicelle seguono traiettorie diverse e la "bolla" è solo approssimativamente una sfera). Superato il fronte terminale, esse stanno ora viaggiando in una zona chiamata "heliosheath", mantello solare, nella quale il plasma proveniente dal Sole è ancora distinguibile, anche se non più supersonico. Non è facile prevedere quanto sia spesso questo "mantello" e infatti l'interesse scientifico per le Voyager è ora focalizzato a determinare il successivo passaggio alla "eliopausa", la zona dove le particelle solari diventeranno indistinguibili da quelle provenienti dalle altre stelle vicine: il vero confine del nostro sistema. Si stima che le navicelle entrino nella eliopausa dopo un periodo di 10-20 anni dal transito per il fronte terminale, quindi dovremmo essere prossimi all'annuncio fatidico! Diciamo subito però che non sarà semplice stabilire con certezza quest'ultimo passaggio: i flussi di particelle sono sempre più tenui e le misure da compiere sempre più delicate.



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