BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL PUNTO/ Voyager: riuscirà, entro il 2020, a varcare i confini del Sistema Solare?

Come spiega PIERO BENVENUTI, le navicelle Voyager stanno cercando di definire il confine dove il cosiddetto vento solare diventa così tenue da confondersi con il mezzo interstellare

Foto Infophoto Foto Infophoto

“Ma funzionano ancora?”: questa è la domanda che sorge spontanea ogniqualvolta le agenzie battono qualche notizia sulle navicelle Voyager. Eh già, perché queste sonde spaziali sono operative da ben 36 anni, un vero record che ha dell'incredibile, soprattutto se consideriamo l'ambiente ostile e, di fatto, ignoto nel quale stanno viaggiando. Lanciate nell'agosto e settembre del 1977, le due navicelle Voyager 1 e 2 avevano come obiettivo principale quello di "visitare" i pianeti Giove, Saturno, Urano e Nettuno, fotografandoli da vicino e raccogliendo preziosi dati scientifici sulla natura di questi giganti gassosi e dei loro satelliti. L'orbita di Voyager 1 era indirizzata verso Giove e Saturno, mentre Voyager 2, dopo averli sfiorati come la sua compagna, era stata indirizzata verso Urano e Nettuno. Tutti ricorderanno le stupende immagini della variegata superficie di Giove e la filigrana degli anelli di Saturno che, osservati da angolature inedite, svelavano insospettabili dettagli. Voyager 2 poi, durante il suo "fly-by" a Urano e Nettuno, mostrava che anche questi giganti possiedono degli anelli meno evidenti, ma simili a quelli di Saturno.

Quando la missione principale si concluse con successo con la visita di Nettuno da parte di Voyager 2 nel 1989, le due navicelle si trovavano rispettivamente ad una distanza di 40 e 31 U.A. dal Sole (l'U.A., Unità Astronomica, corrisponde alla distanza media della Terra dal Sole, circa 150 milioni di chilometri) e naturalmente continuavano a procedere verso la periferia del nostro Sistema Solare. Infatti l'energia impartita loro, sia dai razzi lanciatori, sia dalle manovre di "fionda gravitazionale" che sfruttando il passaggio ravvicinato ad uno o più pianeti fanno aumentare la loro velocità, era sufficiente per inserirle in un'orbita di "fuga" dal Sistema Solare. In effetti la missione Voyager sfruttò una fortunata situazione di allineamento dei pianeti esterni, che si verifica circa ogni 175 anni e che costruisce una sorta di effimera "autostrada" spaziale percorrendo la quale le navicelle acquistano velocità invece che rallentare. Basti pensare che in condizioni normali il viaggio verso Nettuno avrebbe richiesto ben 30 anni invece dei 12 effettivamente impiegati! È giusto ricordare che lo scienziato che per primo suggerì alla Nasa di sfruttare queste scorciatoie naturali (in quel caso per la missione Mariner 10 a Venere e Mercurio) fu Giuseppe "Bepi" Colombo, professore di Meccanica Celeste all'Università di Padova, di cui l'anno prossimo ricorre il 30o anniversario dalla scomparsa.