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PROTAGONISTI/ Rey (Sorbona): educare all’osservazione, per evitare il naufragio sugli scogli dello scientismo

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L'esperimento della gabbia di Faraday  L'esperimento della gabbia di Faraday

Qui il discorso va rivolto anche ai sistemi educativi «oggi erroneamente caratterizzati da una anticipazione precoce dell’attività sperimentale. I bambini invece hanno bisogno di partire dall’esperienza diretta della realtà che incontrano, di riconoscere gli elementi degli ambienti in cui vivono, di saperli descrivere». Ciò di cui hanno più necessità è di “imparare l’attenzione”, l’osservazione precisa, puntuale e appassionata: «questo, e non un surrogato di attività sperimentale, è formativo anche in vista di una futura professione scientifica». In proposito ricorda l’episodio raccontato dal grande matematico Augustin Cauchy relativo alla sua infanzia: suo padre, accortosi della predisposizione del bambino per la matematica, aveva chiesto al grande scienziato Joseph-Louis Lagrange come fare a coltivare quelle doti; il consiglio di Lagrange era stato di non farlo accostare alla scienza fino a 16 anni e di fargli studiare le lingue e le letterature classiche.

 

«Se guardiamo al ruolo di Cauchy nella storia della matematica, dobbiamo dire che mai consiglio fu più prezioso». Un analogo esempio vale per l’utilizzo degli strumenti informatici e multimediali nei primi stadi del percorso scolastico: «Dovrebbe far riflettere il caso di alcune scuole della Silicon Valley frequentate dai figli dei manager delle multinazionali dell’Information Technology, dove sono vietati smartphone, tablet e social network». Non si tratta, ribadisce Rey, di prendersela con la scienza: bisogna prendersela col ruolo inappropriato che le è stato attribuito. Nello stesso tempo è possibile valorizzare in pieno tutto quello che la scienza può dare, evitando però le trappole del nuovo scientismo; e la strada per questo è quella di una ragione “ordinata”. «Chi pensa di rispondere con la scienza a domande fondamentali relative all’uomo, alla vita, al senso di tutto, è nella più completa irrazionalità. Essere razionali non significa pretendere che la ragione risponda a tutto. È piuttosto saper riconoscere ciò che non rientra nel proprio ambito di competenza. Pascal distingueva tre ordini: quello dei corpi, che riguarda la materia; quello dello spirito, che riguarda tutto ciò che è intellettuale; quello della carità. Ogni ordine, ogni ambito ha la sua precisa legittimità. Quando la scienza esce dal suo ambito non è il trionfo della ragione ma il suo naufragio».

 

(Michele Orioli)



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