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PROTAGONISTI/ Fermi visto da vicino (da Pontecorvo)

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Bruno Pontecorvo al Convegno di Varenna nel 1992, al centro tra Edward Teller (a sinistra) e John Eccles (a destra)  Bruno Pontecorvo al Convegno di Varenna nel 1992, al centro tra Edward Teller (a sinistra) e John Eccles (a destra)

Fermi riteneva errata la distinzione tra fisica teorica e fisica sperimentale e riusciva sempre ad impostare problemi essenziali e a risolverli rapidamente con l’aiuto di argomenti ed esperimenti semplici ma adeguati. L’estetica del dispositivo sperimentale non lo toccava. L’unica cosa che egli pretendeva dai suoi dispositivi sperimentali era che funzionassero». Qui Pontecorvo aveva introdotto il ricordo di un episodio divertente. «Una volta Rasetti criticò Fermi perché aveva preparato un dispositivo bruttino.

 

“Ma se funziona …”, osservò Fermi; allora Rasetti indispettito replicò: “Enrico, tu nel lavoro sperimentale sei disposto a commettere azioni indegne. Guarda questo elettrometro – Rasetti mostrò un elegante strumento brillante e cromato. che rappresentativa ai nostri occhi il non plus ultra della perfezione tecnica – se tu fossi convinto che per ottenere determinate informazioni bisogna sporcarlo con sangue di pollo (così era chiamato nel nostro gergo un mastice rossiccio e schifoso usato in laboratorio) non esiteresti a farlo. Io invece non farei una cosa del genere neppure se fossi sicuro di ottenere in tal modo il premio Nobel. Ammetti Enrico, tu lo faresti”. Fermi, che del resto apprezzava il talento di sperimentatore di Rasetti, rispose con calma: “Naturalmente, farei fare il bagno a tutti i nostri elettrometri nel sangue di pollo se ciò potesse aiutarmi a capire qualcosa di nuovo”» È questo desiderio di conoscenza che più di tutto deve aver lasciato un’impronta sul giovane Pontecorvo.

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