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PROTAGONISTI/ Fermi visto da vicino (da Pontecorvo)

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Bruno Pontecorvo al Convegno di Varenna nel 1992, al centro tra Edward Teller (a sinistra) e John Eccles (a destra)  Bruno Pontecorvo al Convegno di Varenna nel 1992, al centro tra Edward Teller (a sinistra) e John Eccles (a destra)

Nei giorni scorsi, ricorrendo il centenario della nascita del fisico Bruno Pontecorvo, si è parlato molto di lui e a Pisa, sua città natale (più precisamente era nato a Marina di Pisa il 22 agosto 1913), sarà rievocato in un Simposio internazionale (18-20 settembre) organizzato da INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Pisa, Scuola Normale Superiore e il centro JINR di Dubna (Russia) dove ha lavorato dopo aver lasciato l’Italia nel 1950. Il mondo della fisica lo ricorda anche per questa sua scelta controversa, espressione della sua “irrequietezza”; ma chi l’ha conosciuto ne rammenta il tratto umano gentile e amichevole, unitamente agli importanti contributi dati alla ricerca in fisica.

 

Sotto la guida di Enrico Fermi, Pontecorvo ha partecipato alle prime ricerche sui neutroni e poi si è dedicato a quelle singolari particelle che sono i neutrini, le più difficili da catturare data l’assenza o la debolezza delle loro interazioni col resto del mondo: ha introdotto e sviluppato dei metodi per rivelarli; ha previsto il fenomeno della cosiddetta oscillazione dei neutrini, cioè la loro capacità di cambiare le caratteristiche passando da una all’altra delle famiglie di neutrini note (elettronico, muonico e tau); ha anche intuito – con quella sua “immaginazione completamente quantistica'', come l’ha definita il fisico Carlo Bernardini – la simmetria muone-elettrone, fondamentale per la comprensione dell’interazione debole di Fermi; infine è stato tra i primi a segnalare l’importanza dei neutrini in astrofisica. A noi piace ricordarlo collocandolo nell’ambiente che ha formato e alimentato la sua vocazione scientifica, cioè quell’istituto romano dove negli anni trenta del secolo scorso, insieme agli altri “ragazzi di via Panisperna” (Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, Oscar D'Agostino e Ettore Majorana) ha potuto seguire da vicino un maestro come Fermi. Chi scrive lo ha incontrato e ascoltato in uno dei suoi ultimi interventi durante il Convegno “Scienza ed etica alle soglie del terzo millennio”, a Varenna nel 1992 dove aveva esordito chiedendo di non badare al suo tremore, dovuto al Parkinson, e aggiungendo: «naturalmente dovrò come tutti morire, ma vi prometto che non sarà proprio ora»; la morte arriverà un anno dopo.

 

Dell’esperienza di via Panisperna sottolineava i rapporti di armonia e amicizia che si erano instaurati e «che furono importantissimi per il lavoro. Penso che oggi, alle soglie del terzo millennio, quando le équipe di ricerca sono composte da centinaia di persone, le buone relazioni tra i componenti del gruppo siano ancor più importanti, per quanto più difficili da ottenersi». Tra gli episodi che Pontecorvo scelse di raccontare in quella occasione, ne riportiamo uno che riguarda l’attitudine sperimentale di Fermi. «Ciò che lo distingueva da altri sperimentatori famosi non era una particolare arte nell’impostare e nel montare esperimenti “acrobatici” né il suo essere energico, laborioso, paziente e tenace – qualità queste probabilmente comuni a tutti i grandi studiosi nel campo delle scienza – ma il fatto di essere contemporaneamente teorico e sperimentatore.



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