BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPAZIO/ Kepler senza ruota di scorta: si potrà riciclare?

Pubblicazione:

La missione del satellite Kepler (Infophoto)  La missione del satellite Kepler (Infophoto)

Ci sono esempi di recupero e riutilizzo di macchine spaziali. Il più noto è quello del telescopio spaziale Hubble, la cui missione sembrava compromessa dall’accorgersi, poco dopo la messa in orbita, che lo specchio primario di 2,4 metri era affetto da una rilevante aberrazione sferica. Una difficile missione di servizio nel dicembre 1993, ha comunque potuto ristabilire la funzionalità dell'ottica del telescopio. In seguito, nel corso della sua gloriosa carriera Hubble è stato oggetto di altri quattro interventi diretti di “manutenzione” e a 23 anni dal lancio sta ancora svolgendo egregiamente il suo compito immortalando le immagini più spettacolari dell’universo vicino e lontano.

Un altro telescopio spaziale, lo Spitzer, dedicato all’astronomia infrarossa, aveva terminato la sua missione nel 2009, quando l’esaurimento dell’elio impediva di mantenere la temperatura a quei 5,5 Kelvin necessari per quel tipo di osservazioni. Tuttavia il satellite funzionava e così si è deciso di convertirlo a una missione “calda”, cioè a 30 Kelvin, dove i due rivelatori possono svolgere osservazioni nel cosiddetto vicino infrarosso per studiare i dischi proto planetari, le galassie lontane e gli ammassi galattici. Una riprogrammazione delle attività è toccata anche al satellite Wide-Field Infrared Survey Explorer (WISE) che nel 2010 aveva già raggiunto il suo obiettivo, la realizzazione di una mappa completa del cielo nelle frequenze comprese tra i 3 e i 25 micron dello spettro elettromagnetico. Nel 2011 la missione è stata ribattezzata NEOWISE ed è stata indirizzata alla scoperta dei NEO (Near Earth Objects) cioè di asteroidi e comete che popolano il nostro sistema solare.

Adesso tocca a Kepler. Anche con il corredo di ruote stabilizzatrici dimezzato, potrebbe fare molto, dedicandosi a indagini come la ricerca di pianeti giganti attorno a stelle di tipo “solare” o lo studio di buchi neri al centro di galassie lontane; ma anche l’osservazione all’interno del nostro sistema solare può sempre rivelare sorprese, quindi Kepler può puntare il suo occhio sugli altri pianeti e mettersi alla caccia di asteroidi e comete, che tra Mercurio e Plutone non mancano. E quello che ha fatto finora comunque non andrà perduto: molti astrofisici stanno già lavorando sui dati raccolti in questi anni di attività pre-incidente e le scoperte si susseguono.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.