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PREISTORIA/ Il palato fine degli uomini del neolitico preferiva i cibi piccanti

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In precedenza per questo tipo di ricerche - indirizzate a verificare l'uso delle spezie nella cucina preistorica - erano stati analizzati gli amidi, che sopravvivono bene in residui carbonizzati e non carbonizzati. Le nuove ricerche, come viene descritto nell’articolo “Phytoliths in Pottery Reveal the Use of Spice in European Prehistoric Cuisine”, fanno capire che il recupero di fitoliti (depositi di silicati da piante) offre la ulteriore possibilità di identificare materiale legnoso o fogliame e risalire ai semi usati come spezie, non rilevabili con l'analisi di amidi; i fitoliti carbonizzati da cucina sono più resistenti alla distruzione.

La ricerca delle spezie, che tanta parte ha avuto nella storia mondiale dopo la scoperta dell’America e dopo i viaggi in India di Vasco de Gama, affonda quindi le sue radici in pratiche di cucina già diffuse nell’Europa neolitica e già documentate da occasionali ritrovamenti di semi di papavero da oppio e erbe aromatiche come l’aneto distribuite dall’Europa orientale fino all’Atlantico già 5.000 anni fa. Ma sia su questa data che sulle motivazioni dell’utilizzo, le scoperte del gruppo di York gettano nuova luce.

Come ha dichiarato lo stesso Hayley Saul: «La visione tradizionale è che l’utilizzo delle piante nel neolitico e pre-neolitico e il motivo della loro coltivazione, è stato guidato principalmente dal fabbisogno energetico piuttosto che da esigenze di gusto. Dato che l’Alliaria ha un sapore molto forte ma poco valore nutritivo, e che i fitoliti si trovano in vasi con residui di animali terrestri e marini, possiamo dire che i nostri risultati sono la prima prova diretta di una speziatura del cibo nella cucina preistorica europea. I nostri ritrovamenti suggeriscono di retrodatare l’inizio della speziatura degli alimenti in questa regione rispetto a quanto emergeva dalla documentazione dei macrofossili; contestano inoltre la tesi che le piante siano state sfruttate dai cacciatori-raccoglitori e dai primi coltivatori esclusivamente per il fabbisogno energetico, piuttosto che il gusto».

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