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IL PUNTO/ Naturale vs artificiale: un dibattito che sa di manicheismo

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Un laboratorio scientifico (Foto: Infophoto)  Un laboratorio scientifico (Foto: Infophoto)

4) sfruttando le leggi naturali per produrre oggetti che in natura non verrebbero mai generati spontaneamente (esempio: qualsiasi tipo di macchina);
5) sfruttando le leggi naturali per produrre oggetti che in natura non verrebbero mai generati spontaneamente e che in aggiunta la natura non riesce neanche a distruggere spontaneamente – o, più esattamente, riesce a distruggere solo con grande fatica: perché alla fine tutto si distrugge (esempio: la plastica).
Ora, è semplicemente un fatto che ciascuno di questi passi modifica sempre più profondamente la natura e, in questo senso, “ci allontana” sempre più da essa: ciò quindi non può e non deve essere negato, anche se la sua valutazione è un altro discorso.
Non si può infatti automaticamente ritenere che ciò sia un male, come vorrebbe l’ecologismo radicale, che però dimentica che anche l’intelligenza umana, da cui nasce la tecnologia, è un fenomeno “naturale”, mentre d’altro canto è semplicemente cieco di fronte a tutti quegli aspetti della natura (e sono molti) che ci causano disagio, sofferenza e morte e che quindi è certamente lecito e anzi doveroso cercare di correggere.
D’altro canto, però, anche l’idea scientista che il rispetto dell’ordine naturale delle cose non abbia nessuna rilevanza morale è altrettanto erronea, in generale e non solo rispetto alla manipolazione della natura umana (a cui spesso il problema viene ridotto), come dimostrano i tanti disastri ecologici che tale mentalità ha causato, perché si basa, quantomeno implicitamente (ma spesso anche esplicitamente), su un’interpretazione nichilista dell’evoluzione, che vede la realtà come il frutto di un cieco caso e quindi priva di qualsiasi significato all’infuori di quello che arbitrariamente decidiamo di darle.
Se quindi non vogliamo trascurare nessuno dei fattori in gioco, sembra inevitabile concludere che da un lato nella realtà è indubbiamente all’opera una grande Ragione, che si presenta fondamentalmente come positiva e ci ha concesso, fra l’altro, di poter comprendere e in parte anche modificare il mondo a nostro beneficio; ma d’altro canto, per un motivo misterioso che solo nella croce di Gesù Cristo è diventato almeno in parte comprensibile (e soprattutto vivibile), chi ha fatto il mondo ha voluto che l’essere si realizzi nel sacrificio, fin dal suo livello più elementare e non cosciente. 



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