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COSMO/ I primi tre minuti della (discutibile) divulgazione scientifica

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Incuriosito dal grande battage del Corriere della Sera per la serie di 30 dvd, dal titolo generale Il Cosmo, a cura di Piero Angela, pur con qualche  perplessità, ho acquistato il primo della serie dal titolo Il Big Bang, i primi tre minuti dell’Universo. Sicuramente, come recita la presentazione, è uno “spettacolare dvd” , dove grazie alla moderna tecnologia del computer, si inseguono immagini mirabolanti, anche se di pura fantasia. Poche sono le immagini che derivano dalla ricerca scientifica: l’aspetto del “meraviglioso”, del “magico” della scienza devono essere gli aspetti principali da comunicare.

Qui si rivela la prima caratteristica discutibile di questo tipo di divulgazione: la sfiducia che il lettore non competente possa apprendere, anche solo superficialmente e per analogia, alcuni aspetti del percorso scientifico che porta alle scoperte; quindi al massimo si deve dire: «gli scienziati hanno stabilito che…». Un esempio è la scoperta che le galassie si allontanano da noi con velocità proporzionale alla distanza (legge di Hubble): si ha quasi l’impressione che si siano”viste” allontanarsi, mentre è solo l’osservazione del red shift che permette di stabilirlo. Non si parla assolutamente del red shift (spostamento della luce verso il rosso), che si può spiegare con l’analogia dell’effetto Doppler acustico (il fischio di un treno è più acuto quando si avvicina rispetto a quando si allontana), comprensibile anche a un ragazzino delle medie.

Il secondo aspetto discutibile è la mancanza di una gerarchia fra le affermazioni consolidate della ricerca cosmologica e quelle che sono pure ipotesi alquanto fantasiose: come l’esistenza dei “multiuniversi”, o il possibile carattere ciclico del big bang, che sottintendono problematiche complesse e, nel secondo esempio, profonde contraddizioni con alcuni principi fisici (il secondo principio della termodinamica per fare un esempio a chi sa un po’ di fisica). 

Ma cosa volete farci, bisogna stupire! E così si cita la frase di Stephen Hawking, in cui si afferma che risolvendo il problema cosmologico si arriva a possedere “il pensiero di Dio”; frase a effetto, di nessun significato scientifico, ma che contribuisce a inculcare un sacro rispetto per il “potere” conoscitivo della scienza. Come anche, per evitare la tentazione che si associ al Big Bang una qualche idea di creazione, si fa affermare da un fisico che la fisica quantistica può prevedere, come fenomeno naturale, la comparsa di materia dal nulla. Non si dice però che questo “nulla” è un vuoto quantistico, in cui cioè sono potenzialmente presenti tutti i campi di forze: chi li ha creati? Ecco quindi un’affermazione che nasconde una sottile disonestà di gestione del discorso scientifico.



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COMMENTI
12/09/2013 - giusto, ma (z314 george)

Quanto lei dice è assolutamente giusto! Unico dubbio, leggendo il Suo articolo, è se Lei consideri positivo o meno l'uscita di questa serie di DVD. Nel senso che, fermo restando quanto Lei afferma, sarebbe opinabile preferire il nulla ad una iniziativa che, sia pur con imprecisioni, può stimolare l'interesse, lo stupore e la meraviglia in argomenti a dir poco trascurati dai media "di massa" nostrani. Da considerare poi che chi usufruisce di questi DVD è probabilmente digiuno (chi ha una infarinatura si rivolge altrove), per cui, pur condividendo e non contestando le Sue argomentazioni, sono dell'idea che trattasi di iniziativa lodevole. Ovviamente tutto, ma proprio tutto, è perfettibile.