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CHIMICA/ Bonomo (UniCatania): in quelle formule c’è di più di una pura convenzione

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Se il primo passo è stato l’abbandono del regno naturale, l’analisi è diventata la preoccupazione dominante (è da allora che la parola analisi viene associata alla figura del chimico). Quindi si sono moltiplicati gli sforzi cercando di decomporre le sostanze in modo da trovare i rapporti ponderali che costituiscono sia le molecole semplici che quelle complesse. Basta pensare al momento in cui si riconobbe che l’acqua non era un elemento e si verificò che è un composto chimico risultante dalla reazione di sintesi tra due gas elementari come idrogeno e ossigeno.

Il secondo passo è stato quello di ottenere reagenti più puri. In altre parole, se la prima preoccupazione è stata l’analisi la seconda diventa la purificazione e, pertanto, la ricerca di sempre più efficaci metodi di separazione e purificazione. Infatti, fin quando gli elementi e i composti più comuni non sono disponibili con un sufficiente grado di purezza, la chimica come scienza non ha avuto inizio.

E a quel punto?

In seguito, il lavoro di razionalizzazione delle proprietà della materia è consistito nel porre la stessa sotto schematizzazioni di tipo geometrico. Il chimico tedesco Friedrich August Kekulé nel 1850, seguendo i suggerimenti dello scozzese Archibald Scott Couper che usava porre dei trattini tra gli atomi, cominciò a scrivere “schizzi” di molti composti organici; ed è proprio questo il momento in cui appaiono le prime formule con la loro funzione esplicativa. All’inizio erano del tutto ipotetiche, ma a poco a poco hanno trovato una valorizzazione quasi realista.

Quindi le formule di struttura affermano qualcosa circa la realtà della molecola, non sono solo un modo convenzionale di rappresentare la materia…

 

 



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