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CHIMICA/ Bonomo (UniCatania): in quelle formule c’è di più di una pura convenzione

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Sì, non mi sembra corretto dire che si tratta solo di rappresentazioni convenzionali. Al contrario, la formula è una presentazione che non solo spiega le proprietà chimico-fisiche del composto, ma soprattutto suggerisce le esperienze che su di esso possono essere fatte. Di fronte alla formula, ci sono esperienze chimiche che appaiono a priori impossibili, perché vietate dalle formule stesse; d’altra parte ci sono esperienze che mai si sarebbe tentato di realizzare se non se ne fosse prevista la possibilità in base alla formula sviluppata.

Questo modo di procedere si è dimostrato estremamente efficace e come afferma Joachim Shummer: «le formule di struttura sono realmente una rappresentazione che permette di fare predizioni in campo chimico, [ed] è l’unico modo che conosciamo per derivare sistematicamente tali predizioni».

Solo le teorie strutturali rendono conto delle proprietà della materia? Oppure se cerchiamo di trovare giustificazioni razionali alle trasformazioni chimiche abbiamo bisogno di qualcos’altro?

È importante capire che a questa razionalizzazione delle proprietà della materia si arriva studiando gli scambi energetici che avvengono durante le reazioni chimiche. Cioè, come afferma ancora Bachelard, «questo materialismo razionale è un materialismo energetico». Se ci interessa comprendere le ragioni che portano alle trasformazioni della materia, siamo costretti ad approfondire questi scambi energetici, altrimenti ci fermeremmo a una mera descrizione di fenomeni sperimentali. Insomma, di una materia priva di energia non sapremmo che farcene. Il fenomeno chimico non è riconducibile a una semplice descrizione, il fenomeno è la manifestazione di un’energia, sarebbe meglio dire di un bilancio energetico tra ciò che abbiamo distrutto (quindi abbiamo dovuto spendere) e ciò che abbiamo costruito (quindi abbiamo guadagnato).

Bachelard afferma: «Se non si conoscono questi rapporti di energia, non si possono sfruttare tutte le possibilità […] per la creazione di sostanze nuove». Ne consegue che la conoscenza di questi rapporti di energia diventa una possibilità di creatività. È vero che l’energetica di un fenomeno chimico viene sempre in posizione seconda rispetto alla descrizione del fenomeno stesso, ma con una necessità ineluttabile se vogliamo comprendere i fenomeni in profondità.

È attraverso le leggi dell’energia che ci rendiamo conto delle trasformazioni della materia. Discipline come la termodinamica chimica o le varie spettroscopie hanno svolto un ruolo insostituibile, in quanto ci hanno aiutato a comprendere radicalmente i fenomeni chimici.

Concludendo, possiamo affermare che se le formule, mediante una geometrizzazione della materia hanno giocato il ruolo di catturare l’immaginazione del chimico nel concepire nuovi possibili esperimenti, al contempo lo studio degli scambi energetici si è rivelato insostituibile nel capire quali sono le ragioni che stanno dietro gli eventi chimici.

 

(Michele Orioli)



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