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IL PUNTO/ Le staminali (iPSC), Nature e … la speranza

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Proprio Giovanni Paolo II nella sua prima enciclica aveva messo in guarda da questo rischio «L'uomo d'oggi sembra essere sempre minacciato da ciò che produce, cioè dal risultato del lavoro delle sue mani e, ancor più, del lavoro del suo intelletto, delle tendenze della sua volontà. I frutti di questa multiforme attività dell'uomo, troppo presto e in modo spesso imprevedibile, sono non soltanto e non tanto oggetto di «alienazione», nel senso che vengono semplicemente tolti a colui che li ha prodotti; quanto, almeno parzialmente, in una cerchia conseguente e indiretta dei loro effetti, questi frutti si rivolgono contro l'uomo stesso. Essi sono, infatti, diretti, o possono esser diretti contro di lui. In questo sembra consistere l'atto principale del dramma dell'esistenza umana contemporanea, nella sua più larga ed universale dimensione. L'uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale contro lui stesso; teme che possano diventare mezzi e strumenti di una inimmaginabile autodistruzione, di fronte alla quale tutti i cataclismi e le catastrofi della storia, che noi conosciamo, sembrano impallidire» (Redemptor Hominis, n.15).

Un avvertimento quanto mai attuale circa i progressi biologici soprattutto nel campo della cosiddetta biomedicina della quale molti sono poco disposti valutare i rischi che vedono solo nelle pratiche che riguardano manipolazioni nel campo agricolo e ambientali e non in quella della biologia umana. Se l’uomo, come affermano alcuni naturalisti, è solo una delle tante specie animali, è pure l’animale che sogna più di tutti gli altri. Al punto che spesso confonde i suoi sogni con le cose reali.

Ma al risveglio dai sogni ci si accorge che la realtà di tutti i giorni è diversa; ed è all’alba che abbiamo bisogno di speranze. Come ha scritto Benedetto XVI «noi abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano» (Spe Salvi, n.31). E come ha detto Papa Francesco in una recente omelia in Santa Marta «la speranza è un’altra cosa non è ottimismo, (…) La speranza è un dono dello Spirito Santo… e Paolo ci dice che la speranza ha un nome. La speranza è Gesu».

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