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INFORMATICA/ Superato il divario digitale, tutto diventa smart

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Questo allargamento delle potenzialità applicative dell’Information Technology (IT) va di pari passo con la constatazione di alcuni limiti, legati soprattutto agli aspetti della sicurezza e della affidabilità di sistemi sempre più complessi. Balza evidente qui una delle caratteristiche dell’IT: l’essere insieme potente e fragile, in grado di ottenere grandi risultati ma suscettibile di essere messa in scacco da un ragazzino smanettone o da un malfunzionamento di un’apparecchiatura collaterale. Ci si domanda allora se oggi, a fronte di tante ricerche, stia prevalendo il primo dei due aspetti o se dobbiamo imparare a convivere con entrambi.

Secondo la professoressa Genny Tortora, dell’Università degli Studi di Salerno e presidente del Comitato Scientifico del convegno Aica, «in ogni nuova tecnologia ci sono, più o meno nascoste, insidie e potenziali rischi. Sul tema della sicurezza informatica gli studi sono molto avanzati; ce ne sono molti anche nella nostra università, dove abbiamo dato vita a uno spin-off che progetta modalità di utilizzo delle reti con minor uso di password e con accessi che utilizzano sistemi biometrici di riconoscimento; penso all’iride, che è uno dei metodi più attendibili. La riduzione dei rischi di attacchi hacker e di crimini informatici deve avvalersi di procedure sempre più “naturali” e non macchinose».

Lamborghini aggiunge un elemento che deriva dall’attuale impegno di Aica, che si sta intensamente occupando della “cultura della sicurezza”: «è un problema anzitutto culturale, per questo stiamo lavorando molto con le scuole, ma con l’obiettivo primario di sensibilizzare docenti e famiglie, visto che i ragazzi e ormai anche i bambini sono fruitori di IT ma sono anche i più esposti alle sue molteplici insidie e ai suoi rischi». Anche sulla privacy il Presidente di Aica ha un’idea precisa: «Dobbiamo abituarci ad affrontare in modo diverso il concetto di privacy: dobbiamo fare un bilancio tra gli indubbi vantaggi, da un lato, del nuovo paradigma della “collaboration”, dello scambio delle conoscenze e, dall’altro, della crescente perdita della privacy. Dico sempre ai giovani di fare attenzione a ciò che pubblicano su Facebook, perché è tutto materiale che rimarrà pubblico per sempre».

Allora, dobbiamo rallentare la corsa verso la Smart Society? O non è forse che per usare strumenti smart ci vorrà della gente smart? Ma qui tocchiamo un punto critico della questione informatica: il fattore educativo. «Educare la gente ad usare in modo intelligente e critico gli strumenti informatici è ancora un obiettivo lontano – dice Lamborghini – È un problema che richiede una disponibilità di tutta la società a crescere in questa direzione; iniziando dalle scuole. Noi stiamo dedicando un grande impegno alla formazione dei docenti, la maggior parte dei quali è priva di cultura informatica e affronta con fatica anche l’utilizzo delle lavagne multimediali o dei tablet».    

Siamo comunque in un momento molto caldo, conclude Tortora, «i processi in corso sono tanti ed è importante che tutti gli attori della futura Smart Society si mettano intorno a un tavolo e operino insieme. La crisi può rappresentare un momento di rilancio e una decisiva possibilità anche per superare il divario digitale».

 

(ha collaborato Renato Pelella)



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