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MEDICINA/ Quando la genetica è "umana"

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Un ricercatore esamina il Dna  Un ricercatore esamina il Dna

Purtroppo la parte terapeutica è quella dove siamo avanzati di meno. Qui si procede più lentamente, anche perché la questione è più complessa. Ci sono, sì, prospettive di terapia genica; ci sono progressi – e ne sentiremo parlare anche nei prossimi giorni al Congresso – ma non così importanti come ci saremmo aspettati una ventina d’anni fa, quando si era più ottimisti circa lo sviluppo del settore. Forse sentiremo qualcosa di più avanzato circa i nuovi farmaci, con l’impiego di molecole mirate al difetto genetico identificato con le tecniche diagnostiche. Qui sono stati fatti i maggiori progressi e c’è da registrare anche l’impegno di qualche grande multinazionale farmaceutica nello sviluppo di nuove molecole o farmaci orfani per il trattamento di malattie genetiche rare. In questo filone ci aspettiamo buoni risultati.

 

Alcuni nuovi sviluppi applicativi e la spregiudicatezza di certi scienziati suscitano in molti preoccupazioni nei confronti della genetica e delle sue applicazioni soprattutto sugli esseri umani: sono preoccupazioni giustificate?

Intanto direi, in generale, che dobbiamo essere a favore del progresso scientifico, non dobbiamo avere paura delle scoperte e delle nuove conoscenza. L’importante è che ci facciamo guidare del principio che “non tutto quello che è tecnicamente fattibile è anche eticamente giustificato”. Il nostro impegno deve essere quello di applicare le nuove scoperte in modo tale che non venga mai lesa l’integrità e la dignità di ogni singola persona.

 

È una posizione condivisa?

Questo, come principio, è condiviso ampiamente. Se poi andiamo su temi particolari, come l’utilizzo di cellule staminali embrionali, qui le posizioni divergono e purtroppo non tutti condividono, come io condivido, l’idea che anche il più piccolo embrione abbia la sua dignità personale e che non si debbano usare cellule derivate dal “sacrificio” di un embrione. Ma siamo nel campo delle scelte personali. In ogni caso il pieno rispetto della persona non impedisce per nulla di fare della buona e utile genetica.

 

(Michele Orioli)



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