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NANOTECNOLOGIE/ Superfici sempre asciutte grazie alle particelle-lampone

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Attenzione: ecco nelle ultime parole l’introduzione di qualcosa di inaspettato. Particelle-lampone? Cosa si intende con questo nome? La spiegazione è solo apparentemente semplice: tutte le superfici hanno a livello nanoscopico un certo grado di disuniformità, di corrugazione. Poter agire su queste caratteristiche permette di modificare certi comportamenti della superficie. Tradotto significa che gli scienziati hanno realizzato un ricoprimento di particelle nanometriche la cui forma ricorda quella dei lamponi. Le ammassano a migliaia, e questo garantisce l’effetto “nastro adesivo” alla superficie lavorata. Sembra una cosa strana e sorprendente - e in effetti lo è - ma le goccioline d’acqua interagiscono con questo tipo di superficie in modo diverso che su una superficie liscia. Si dividono e restano aggrappate a questa ruvida superficie in modo fortissimo, tanto che l’oggetto su cui si sono posate si possa mettere a testa in giù senza che se ne distacchino, mantenendo la loro forma sferica.

Un piccolo segreto permetterà dunque grandi possibilità tecnologiche: si può perciò pensare a quanto siano geniali gli scienziati che hanno avuto l’idea tanto esotica di accumulare lamponi nanoscopici per governare l’interazione fra superficie e acqua e benedire la loro immaginazione e la loro fantasia. Sarebbe un giusto tributo? Fino a un certo punto. Telford lo racconta senza remore: il punto di partenza non è stato l’ingegno del gruppo australiano, ma l’osservazione della natura, più precisamente l’osservazione dei fiori. I petali, infatti, sono estremamente idrorepellenti. L’osservazione ha portato a scoprire che il “segreto” della loro idro-repulsività è proprio la conformazione a livello microscopico della loro superficie. Gli scienziati non hanno fatto altro che replicare questo tipo di conformazione, usando fino in fondo le loro conoscenze di chimica e di fisica.

Ed ecco che in modo del tutto inaspettato il nostro percorso a ritroso, dalle conseguenze tecnologiche all’origine profonda dell’innovazione, ci porta a una scoperta affascinante: applicazioni tecniche estremamente sofisticate hanno un imprevisto legame con una cosa tanto apparentemente fragile quanto bella, come un fiore. Forse non proprio tutto si può fare con un fiore, come pensava Sergio Endrigo, ma nulla si può fare senza l’osservazione stupita e curiosa di quanto esiste, vero motore dell’intelligenza umana. Osservazione che, seppur analitica, non distruggerà mai la percezione della bellezza vista e incontrate nel reale, come acutamente osservava Richard Feynman: «la conoscenza scientifica in realtà dilata il senso di meraviglia, di mistero, di ammirazione suscitati da un fiore. La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere». Senza aver fretta di correre alle conseguenze pratiche, dunque, spesso la cosa più “utile” è proprio soffermarsi, stupiti, a osservare il dato.

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