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DIBATTITI/ La scienza di Benedetto e la fantascienza di Odifreddi

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Il papa emerito Benedetto XVI (Infophoto)  Il papa emerito Benedetto XVI (Infophoto)

Di fronte all’imprevisto per cui non siamo equipaggiati, dobbiamo codificarne la descrizione in sequenze linguistiche e trovare i ponti creativi che raccordano i brani successivi. È questo il tipo di sfida che hanno dovuto affrontare in fisica Erwin Schroedinger e Werner Heisenberg (citati da Benedetto XVI) e per il quale il matematico Kurt Gödel formulò nel 1931 il suo teorema di incompletezza. Quanto detto vale dunque non solo per la creatività poetica, ma per qualunque campo nuovo, non riconducibile ad algoritmi già pronti.

Può sembrare fantascienza, ma abbiamo criteri per assicurarcene la congruenza. Se si tratta di un poema, devo scegliere il senso del 3° verso che meglio illumina il 4°, assicurando così la consistenza interna all’opera, che peraltro può non corrispondere a una situazione sperimentata.

Se però si tratta di affrontare un evento del mondo per cui non posseggo un algoritmo interpretativo, devo continuare a variare il senso che attribuisco a quanto precede fino a che quanto segue sia collegato armonicamente. Nel primo caso, può trattarsi di un’opera di fantascienza di cui assicuro la auto-consistenza (si pensi all’Orlando Furioso). Nel secondo, ho mutato la lettura dei preliminari fino a che si adattino al finale (si pensi alla ipotesi di Watson e Crick della doppia elica per il DNA); si parlerà di scienza e si applica la formula di Tommaso D’Aquino: adaequatio intellectus et rei.

Ho illustrato con l’ultimo esempio il criterio di falsificabilità di Karl Popper. Controesempi, che invece confinano una ipotesi nell’ambito della fantascienza, sono offerti da Benedetto XVI con riferimento a Richard Dawkins e Jacques Monod 

Tutto ciò vale anche per la teologia: è non-bayesiana, perché non può far ricorso ad algoritmi già preparati, e deve evitare di essere fantascienza. Se è una teologia della rivelazione, si confronterà con testi che già possediamo; se è una teologia della natura, dovrà “rischiare” il confronto con l’imprevisto delle situazioni complesse, proprio come la scienza di punta, che non può essere eseguita da un computer. D’altronde, questo non-esaurimento del programma e già evidente nei testi biblici che investigano sull’imprevisto, si pensi al Qoèlet o al Siracide.

Circa il quarto punto, basta riflettere su quanto ho detto: una scienza bayesiana quale quella newtoniana ha per base il determinismo che Spinoza attribuisce alla sua idea di Natura; non ha posto per amore e libertà che sono degradati a non-problemi e spiegati come modalità di un determinismo neuronale; viceversa, una scienza cui sia propria la creatività dei processi linguistici può legittimamente affrontare i problemi di libertà, amore e male.



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