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IL PUNTO/ Lezioni di geografia, per incontrare l’arte di "fare la città"

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I ragazzi mi ascoltano, silenziosi e attenti, ma si percepisce che “sono fuori”, che per loro è un argomento astratto, esterno alla loro vita quotidiana, lontano da un senso del fare e dell’essere, è un disagio alieno allo svolgimento degli eventi che a loro interessano più direttamente: superare l’esame, avere qualche euro in tasca, il cellulare, la ragazza… Eppure io mi batto perché alcune intuizioni possano essere allocate nella normalità della loro vita quotidiana, anche se quest’ultima sembrerebbe essere totalmente priva di qualunque riferimento alla realtà urbana che tento di spiegare in aula: ogni volta mi domando il motivo di una mia affezione così importante a questo brandello della mia materia.

La risposta è spalmata all’interno di una coralità di urbanisti, di pianificatori, di geografi, di ambientalisti, di giuristi che, secondo accenti diversi e con pluralità di interpretazioni culturali e scientifiche, attribuiscono alla città il ruolo di essere luogo di meraviglia e di splendore per l’intero Pianeta, mentre ai cittadini spetta il compito di assumersi la responsabilità di creare la città, come opera d’arte vivente, con una capacità di giudizio sugli eventi, sulle persone, sulle opere monumentali o semplicemente edificatorie.

Occorre “ridefinire l’ambito della creatività - scrive Charles Landry, (City making, 2006, p. 6) - puntando molto più a dare libero sfogo a quella massa di creatività ordinaria, della vita di tutti i giorni, che giace dormiente in moltissimi di noi”.

Certo, vorrei che i miei studenti dessero libero sfogo alla loro creatività ma, da un lato sono inermi e nudi di fronte all’esperienza urbana, dall’altro sono inoculati di sieri televisivi a basso contenuto culturale. Trascorreranno alcuni anni e i più creativi andranno a lavorare in una città vera, quella di cui hanno sentito sussurrare a lezione, capiranno che la città è un luogo da amare per sé e per gli altri che la abitano e che il loro bisogno di bellezza e di armonia corrisponde, quasi inaspettatamente, alla loro capacità di “fare città” attraverso la passione per il proprio lavoro.



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