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ANTIMATERIA/ Venturelli (Cern e Infn): così teniamo gli antiatomi sotto stretta osservazione

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Il nostro obiettivo primario è di fare delle misure di precisione sull’anti-idrogeno e confrontarle con quelle dell’idrogeno. Se si trovasse che i valori differiscono, sarebbe un risultato sorprendente che metterebbe in discussione i fondamenti teorici alla base delle descrizioni delle particelle fondamentali. A quel punto bisognerebbe ripensare a tutto l’impianto su cui poggia la nostra conoscenza della materia; si dovrebbero formulare nuove teorie e magari ciò permetterà anche di capire perché nell’universo non si osserva antimateria.

 

Quando si avrà l’esito di questo confronto?

 

Già nell’estate prossima potremo ottimizzare il fascio che siamo riusciti a produrre e nei mesi successivi inizieremo a fare della spettroscopia, cioè delle misure di precisione.

 

Oltre a questi aspetti conoscitivi, si può anche parlare di possibili sviluppi applicativi delle nuove scoperte sull’antimateria?

 

L’antimateria è già utilizzata, nella forma degli antielettroni (positroni) ad esempio nelle analisi mediche con al tecnica PET. Ci sono sperimentazioni per valutare la possibile efficacia dell’impiego di antiprotoni per distruggere delle masse tumorali. Si parla anche di possibili applicazioni che hanno a che fare con la produzione di energia: devo dire però che su questa strada non si intravvedono ancora risultati a breve-medio termine; è una prospettiva a più lungo raggio.  

 

Come si raccordano le vostre ricerche sull'antimateria con le altre, in particolare con quelle delle sonde spaziali? Ad esempio con AMS (Alpha Magnetic Spectrometer), il gigantesco "cacciatore di antimateria" che opera sulla Stazione Spaziale Internazionale dal maggio 2011? 

 

Noi lavoriamo nei laboratori e lì utilizziamo l’antimateria per creare antiatomi. Gli esperimenti che vengono condotti nello spazio invece cercano di vedere se esiste ancora questa antimateria primordiale, che finora non è mai stata osservata nel nostro universo. Si cerca di vedere se tra le particelle che arrivano da tutto il cosmo sui rivelatori posti nello spazio ci sia ad esempio un atomo di anti-elio: sarebbe una scoperta clamorosa, vorrebbe dire da questo anti-atomo da qualche punto è partito e che quindi in qualche angolo dell’universo c’è ancora dell’antimateria originaria. 

(Mario Gargantini)



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