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ALIMENTAZIONE/ Una occasione d'oro, sprecata 6000 volte al giorno

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Golden rice, sorgente di vitamina A  Golden rice, sorgente di vitamina A
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Purtroppo tale riso dopo 15 anni non è ancora arrivato nelle mani degli agricoltori a motivo della normativa internazionale iperprecauzionale e insensata, con il contributo sostanziale di numerose organizzazioni ambientaliste, prime fra tutte Greenpeace, che si sono opposte al rilascio attraverso la disseminazione di informazioni menzognere (come ad esempio l’affermazione che era richiesto il consumo di 9 kg di riso al giorno per essere efficace, una quantità ovviamente impossibile da assumere) e azioni di sabotaggio. L’immagine con i 9 kg di riso troneggia ancora in alcune pagine in rete in cui si vedono cartelli con sopra scritto “Buon appetito”, e questo nonostante dal 2005 sia disponibile una versione migliorata del Golden rice che contiene da 20 a 30 vote più beta carotene della prima versione.

In un caso addirittura, non attribuito a Greenpeace ma a un’associazione filippina, l’opposizione è arrivata anche alla distruzione di campi sperimentali. Greenpeace giustifica la sua posizione (come si può verificare ancora oggi sul sito italiano) perché il Golden rice sarebbe “ecologicamente inaffidabile, mette a rischio la salute umana, può compromettere il cibo e la sicurezza alimentare ed economica”. Come il Golden rice comporterebbe pericoli dal punto di vista ambientale o sanitario non ci è dato di saperlo, non essendoci dettagli sufficienti nel testo per capirlo, ma la posizione tradisce una grande ignoranza dell’agricoltura, della sua storia e i suoi scopi. Tale ignoranza è purtroppo oggi diffusa perché ormai pochi percento della popolazione praticano l’agricoltura o ne hanno esperienza diretta.

Pochi sanno che le piante coltivate presentano dei rischi, ma questi dipendono dalle caratteristiche della pianta e non dai metodi usati per generarla (cioè per mutazione spontanea, per mutagenesi casuale, per transgenesi o con molti altri metodi che sarebbe complicato descrivere). Per questo un certo numero di prodotti agricoli convenzionali, e più spesso quando sono ottenuti secondo i metodi dell’agricoltura biologica, sono stati causa di malattia e di morte e lo sono ancora oggi, seppur in modo molto più ridotto. Quindi ogni nuova pianta va paragonata con questa storia per vedere se comporti rischi diversi.

Inoltre i rischi vanno sempre pesati insieme ai benefici, che nel caso del Golde rice sarebbero enormi in termini di sofferenze e morti risparmiate. Secondo, proprio a motivo del cumulo di mutazioni sfavorevoli avvenuto durante il processo di domesticazione, le piante coltivate risultano deboli e incapaci, nella maggior parte dei casi, di sopravvivere senza l’aiuto dell’uomo.

Questo significa che le piante coltivate non rappresentano un rischio per le piante selvatiche, ma è l’agricoltura in sé a rappresentare il più grosso pericolo per l’ambiente e le specie selvatiche. Per questo parlare di “inaffidabilità ecologica” di una varietà coltivata rappresenta un non-senso e non fa onore agli estensori del documento. Tralasciamo anche gli aspetti economici e di sicurezza alimentare, basti dire che il Golden rice è stato sviluppato dalla ricerca pubblica e che le industrie che potevano vantare dei brevetti su alcune parti dello sviluppo di questa varietà li hanno ceduti in brevissimo tempo per ragioni umanitarie e senza fare problemi.



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