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CLIMA/ Sono gli oceani a nascondere il rallentamento del Global Warming?

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Un iceberg nell'Oceano Atlantico  Un iceberg nell'Oceano Atlantico
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Questo meccanismo, in realtà molto noto e chiamato circolazione termoalina, è diventato più efficiente proprio nell’ultima decade, in particolare nel Pacifico tropicale. Quale dunque la causa dell’innesco? Gli studiosi suggeriscono di guardare ai cambiamenti di pressione nella fascia pacifica sub-tropicale, che seguono fasi multi-decadali e che forzano i venti a ridistribuire le acque superficiali oceaniche. Curiosamente, si é assistito ad un cambio di fase di tale meccanismo proprio a partire dal 1998, dopo circa 25 anni dall’ultimo cambiamento e in corrispondenza del forte episodio del Nino. Se quindi al momento ci si trova in un regime dove la circolazione termoalina è particolarmente eccitata, il contrario è accaduto nei 25 anni precedenti. E la capacità di inglobare il calore in eccesso da parte degli oceani potrebbe aver seguito lo stesso andamento. Non vi é dunque nessun rallentamento del Global Warming, sostengono Trenberth e Fasullo, ma stiamo semplicemente assistendo a una fase dove il calore in eccesso é immagazzinato con maggior efficienza. Quando, fra 10 o 15 anni si ritornerà al regime inverso, potremmo riavere una rapida crescita delle temperature globali. La diatriba sul riscaldamento globale e la sua natura é dunque lungi dall’essere sopita.



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COMMENTI
28/01/2014 - Soldi buttati per la caccia alla CO2 (Carlo Cerofolini)

Riguardo ai – supposti - cambiamenti climatici dovuti alla CO2 antropica (Agw), va detto che è una bufala, in quanto è noto che circa il 92% dell’effetto serra è garantito dal vapore d’acqua e la CO2 totale vi contribuisce solo per il 2%, mentre le attività dell’uomo ne aumentano la concentrazione solo dello 0,2% annuo, ovvero sono ininfluenti. Inoltre non c’è alcuna «impronta digitale» legata ai gas serra antropici rilevata dai satelliti nell’alta atmosfera che evidenzi un riscaldamento del pianeta mentre c’è perfetta correlazione fra attività solare e variazioni di temperatura e nessuna correlazione legata alla CO2 antropica negli ultimi 400 anni. Infine è bene evidenziare che in tempi più recenti - quando era assente l’industrializzazione - si sono avute variazioni significative di temperatura e precisamente si è avuto il periodo caldo medioevale (1000-1300 circa) con temperature più alte di quelle odierne – senza che nulla di catastrofico sia accaduto, anzi - seguito dalla piccola età glaciale (1400-1800 circa) con temperature più rigide di quelle attuali e da lì è iniziato nuovamente il riscaldamento. Ciò detto, invece di buttare via centinaia di miliardi per il rispetto del protocollo di Kyoto & C. - sul contenimento dei gas serra – e per le inservibili energie rinnovabili super incentivate, usiamo questi denari per far sì che si abbiano meno danni e lutti possibili per terremoti, uragani, tsunami, con costruzioni ad hoc, e per il dissesto idrogeologico, sanandolo.