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Scienze

IL PUNTO/ Riusciremo a nutrire il Pianeta? Dipende dai “salti tecnologici” (e dall’educazione)

Vincent van Gogh, Campo di grano (particolare)Vincent van Gogh, Campo di grano (particolare)

Cosa possiamo concludere allora dopo queste riflessioni? La conclusione è che potremo nutrire una popolazione mondiale in aumento solo se saremo in grado di compiere nuovi “salti” tecnologici; e la capacità tecnologica è a nostra disposizione utilizzando i metodi tradizionali del miglioramento genetico, ma sopratutto sfruttando ciò che in larga parte avviene già in natura e cioè il trasferimento orizzontale interspecifico di materiale genetico e che oggi siamo in grado di fare in modo efficiente e preciso con le piante modificate tramite ingegneria genetica (i cosiddetti OGM). È possibile che i tempi dell'innovazione non siano sufficienti a garantire “salti” produttivi tali da soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione del pianeta e quindi si dovranno espandere transitoriamente le superfici coltivate; ma non si potrà assolutamente abbandonare la via maestra che ha guidato per millenni lo sviluppo delle produzioni agricole e cioè la ricerca e l'innovazione tecnologica.

 

Infine, non possiamo dimenticare che oggi al mondo ci sono 1,5 miliardi di persone obese o sovrappeso a fronte di 870 milioni che soffrono la fame: bisogna allora ripartire dall'educazione, perché "l'uomo educato" coltiva e trasforma i frutti della terra in cibo, in amicizia con sé stesso, con gli altri uomini e con la natura. Un primo passo è ridurre il consumo di calorie e di carne nei paesi che più ne fanno uso, cioè i paesi ricchi, con benefici sia per le persone (la riduzione delle calorie assunte comporta una vita più sana), sia per l’ambiente. Infatti, per fare 1 kg di carne, occorre alimentare i bovini con circa 10 kg tra cereali e soia che potremmo consumare direttamente noi; e poi ridurre gli sprechi e le perdite: nei paesi ricchi circa il 30% dei prodotti alimentari viene sprecato (lungo la catena di distribuzione, nelle mense e in casa), mentre nei paesi poveri, un’aliquota consistente di derrate alimentari si perde nel campo e nei granai a causa di predatori e cattive condizioni di immagazzinamento.

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