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EVENTI/ Quando i collezionisti rinascimentali inventarono gli "effetti speciali"

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Damien Hirst, High Windows (Happy Life), 2006: composizione in smalto e farfalle su tela  Damien Hirst, High Windows (Happy Life), 2006: composizione in smalto e farfalle su tela
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Inizialmente, sono stati principalmente scienziati e regnanti italiani, poi principi austriaci, tedeschi e boemi a costituire delle raccolte in cui le scienze, la natura e le creazioni scientifiche e artistiche trovavano, per un secolo, un equilibrio di reciproca compenetrazione. «Un fenomeno che si è ripresentato periodicamente nella storia del collezionismo come della creatività artistica, nell’arte del XX e del XXI secolo, e nello specifico di certe avanguardie, che si sono riappropriate di quel sincretico “sistema della meraviglia” che l’avvento dell’Illuminismo aveva rimosso». Fa un certo effetto trovare riunite per la prima volta insieme le raccolte enciclopediche dei bolognesi Ulisse Aldrovandi e Ferdinando Cospi e del milanese Manfredo Settala, evidenziandone anche i rapporti con il collezionismo dei Medici. Scopriamo così come, dal Rinascimento all’Illuminismo, il collezionismo di “naturalia” fosse spesso integrato con quello degli oggetti d’arte, attraverso una selezione di opere di eccezionale qualità e valore storico.

In queste “stanze delle meraviglie”, gli elementi del mondo minerale, vegetale e animale venivano spesso combinati tra loro o integrati in raffinati capolavori di oreficeria e arti decorative in generale – gli “artificialia” - o addirittura accostati a oggetti stupefacenti e curiosità esotiche provenienti dal Nuovo Mondo. Nel percorso attraverso l’Età d’oro della meraviglia incontriamo dapprima i tre collezionisti citati, poi una varietà di oggetti del mondo naturale che più suscitavano meraviglia per la loro forma o inclassificabilità (come i coralli, i pesci palla, l’unicorno, il bezoar e altre creature fantastiche); poi, dopo una serie di “exotica”, una breve rassegna di strumenti scientifici (sfere armillari, orologi e automi). Infine gli “artificialia”, riuniti mostrando esempi di splendide oreficerie montate assemblando i materiali naturali (avorio, ambra, pietre dure o cristallo di rocca), realizzate da artisti milanesi e tedeschi, con particolare attenzione alla produzione del lusso. La parte espositiva alle Gallerie d’Italia ha una preponderanza di opere d’arte contemporanea: la dispersione e la vendita delle Wunderkammern verificatasi nell’Età dei Lumi, evocate dalle opere di Emilio Isgrò ed Elisa Sighicelli, fa da preludio a una carrellata di opere di protagonisti dell’arte più recente.

Le avanguardie dadaiste e surrealiste, poi le postavanguardie degli anni Sessanta-Ottanta, nonché molti artisti di successo dell’arte di oggi, hanno infatti riproposto la presenza del meraviglioso attraverso l’utilizzo di materiali eterogenei o accostamenti di “naturalia” e “artificialia”. Due sono i grandi temi che ci guidano in un percorso che privilegia opere degli ultimi quaranta anni. Una prima sezione permette di illustrare il desiderio di contenere “entro quattro pareti” (che si tratti di uno stipo, scatola, valigia o stanza), il repertorio esaustivo di un mondo. Qui sarebbe interessante sviluppare la suggestione che deriva dal desiderio di comprimere sempre più in piccolo un’infinità di conoscenze, informazioni, messaggi: si pensi agli hard disk dei Pc o alle schede di memoria che contengono in pochi centimetri un gran numero di film o intere biblioteche e musei; o ai mini iPod, dove si possono stipare tutte le proprie raccolte di brani musicali.



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