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EVENTI/ Quando i collezionisti rinascimentali inventarono gli "effetti speciali"

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Damien Hirst, High Windows (Happy Life), 2006: composizione in smalto e farfalle su tela  Damien Hirst, High Windows (Happy Life), 2006: composizione in smalto e farfalle su tela

Mettersi di fronte allo schermo di un computer o di un iPad è come entrare in una “stanza delle meraviglie”, in quelle che in epoca tardo rinascimentale erano note come Wunderkammern dove si raccoglieva “il mondo che stava intorno” nei suoi aspetti più curiosi, originali, stupefacenti. Quello che muoveva gli antichi collezionisti di oggetti strani era la scoperta di un’esuberanza sbalorditiva della natura, di una creatività senza limiti che si abbinava alla creatività di uomini ingegnosi capaci di prendere spunto dalla natura per realizzare oggetti e congegni altrettanto sbalorditivi; in una gara che è stata una palestra per molti aspiranti tecnologi. Le meraviglie che si dischiudono in un video 3D o in una rappresentazione in realtà virtuale possono lasciare senza fiato e offrire, al contempo enormi opportunità di conoscenza della natura.

Ma è indubbio che nulla può sostituire l’esperienza del contatto diretto con gli oggetti e con i fenomeni osservati. Era questa forse la consapevolezza dei creatori delle Wunderkammern, che non si accontentavano dei resoconti di viaggio nei paesi lontani o delle descrizioni illustrate dei testi che anticipavano il successo delle enciclopedie: cercavano una vicinanza, una possibilità di constatazione ravvicinata e personale; insieme, certo, anche a una sorta di soddisfazione nel poter sbalordire i propri ospiti e visitatori con una sequenza di “effetti speciali”. Questa stessa esperienza è possibile rivivere visitando alcune manifestazioni che stanno proponendo un revival delle Wunderkammern: in particolare è stimolante il percorso della mostra “Wunderkammer. Arte, Natura, Meraviglia ieri e oggi”, che si sviluppa in due sedi tra Piazza della Scala e via Manzoni a Milano: la mostra è esposta ormai da metà novembre e resterà aperta fino al 2 marzo presso il Museo Poldi Pezzoli e Le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo che l’hanno organizzata in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta.

Un’occasione speciale per indagare i rapporti tra arte, natura e meraviglia; attraversando diverse situazioni e momenti della storia dell’arte, del collezionismo, della scienza e della filosofia; un itinerario impostato secondo un approccio multidisciplinare, che parte dal Cinquecento per arrivare fino ai nostri giorni accostando manufatti cinque-seicenteschi di collezioni italiane a presenze dell’arte contemporanea. «Dal multiforme e complesso fenomeno delle Wunderkammern – dicono le curatrici (Lavinia Galli e Martina Mazzotta) - si possono trarre numerosi stimoli per rintracciare analogie, rimandi e corrispondenze tra i significati implicati; sgombrando il campo dalle ambiguità legate a questo termine, proseguendo la via intrapresa dalla storica dell’arte Adalgisa Lugli nella Biennale veneziana su arte e scienza del 1986».



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