BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

NEUROSCIENZE/ Le ricerche sul cervello: si scrive “progetto” ma si legge “sogno”

Pubblicazione:

Foto InfoPhoto  Foto InfoPhoto

Un numero speciale di Nature nel novembre scorso è stato dedicato alla presentazione di due megaprogetti di ricerca sul cervello: Human Brain Project (HBP) e BRAIN Initiative, di cui il primo già finanziato dalla Comunità Europea con una dotazione di 1 miliardo e 200 milioni di euro e il secondo proposto e sostenuto dal Governo Federale Usa. 

La presentazione sintetica del primo parte dall’affermazione che è impossibile determinare l’attività di un gruppo di neuroni quando questi sono connessi con l’intero cervello funzionante; solo il modello di tale gruppo di neuroni può risolvere il problema. Esattamente il contrario di quanto propone il secondo, cioè di mappare finemente l’attività elettrica di tutti neuroni del cervello.

Una seconda affermazione è ancora più stupefacente: si dice letteralmente che “una simulazione realistica (del cervello) permetterà di comprendere meglio come i farmaci agiscono sul cervello” e i loro possibili effetti collaterali; si potranno persino sviluppare nuovi trattamenti (delle malattie neurologiche). Tali affermazioni alla coscienza del medico o del biologo appaiono letteralmente assurde.

Una terza affermazione è che tutto questo costerà all’incirca la stessa cifra che serve per sviluppare un solo farmaco nuovo.

Infine, last but not least, si sarà in grado di limitare l’uso degli animali nella ricerca scientifica. Ma una volta scoperto un farmaco nuovo attraverso il modello informatico, come si pensa di verificarne gli effetti sugli esseri umani senza prima controllare quelli sugli animali da esperimento? Sembra che la logica sia soprattutto quella di aderire ai desideri collettivi della cultura dominante, piuttosto che quella realistica-scientifica di una strada adeguata per l’avanzamento della nostra conoscenza del cervello, delle sue malattie e delle sue sorprendenti funzioni.

L’obbiettivo finale del progetto è quello di creare un cervello di mammifero completamente ingegnerizzato sia nella sua versione fisiologica sia in quella delle varie patologie. Qual è la strada che viene proposta? Creare e validare un modello informatico di una colonna corticale cerebrale, quella che viene considerata l’unità funzionale della corteccia (ma la dimostrazione di ciò non è ancora stata data). A questo punto la strada sembrerebbe spianata: si tratta solo di combinare numeri crescenti di tali unità funzionali modellizzate e si otterrà l’intero cervello di animali prima e poi dell’uomo.

Ma la frase più riassuntiva e rivelatrice della mentalità che sta alla base del progetto è la seguente: “Il cervello umano è un computer immensamente potente, a basso consumo di energia, capace di imparare e di autoripararsi. Se saremo capaci di comprendere e imitare il modo con cui funziona, potremo rivoluzionare l’Information Technology, la medicina e la società”. Cioè la coscienza dell'uomo, del singolo, altro non è che il prodotto del suo cervello, che come tale è riproducibile da un computer, è un computer. Costruiamo il computer che riproduce il cervello e avremo capito tutto dell'uomo. Cioè, fuor di metafora, è possibile conoscere fino in fondo l’essere umano e pertanto, in nome del suo bene, controllarlo e programmarlo.

A ciò segue un altro punto fondamentale della mentalità dominante. I risultati verranno sicuramente raggiunti perché questo progetto coinvolgerà il meglio dei neuroscienziati, degli ingegneri informatici, dei medici, dei fisici, dei matematici e naturalmente dei filosofi morali. Occorre ancora precisare che lo HBP fa affidamento su un supercomputer di tipo tradizionale, ancora da costruire per potenza richiesta e per il quale ci sarà un ampio finanziamento per la sperimentazione di un nuovo materiale per i microcircuiti. Il progetto sembra prescindere dai tentativi di costruire computer che imitino il funzionamento del cervello, le cosiddette reti neurali, considerate da molti l’unica possibilità di imitare il funzionamento cerebrale.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
16/01/2014 - Risposta al commento di Vittorio Cionini (Mauro Ceroni)

Vorrei anch'io pensarla come te. E speriamo che qualcosa di buono venga anche da idee strampalate. Tuttavia, occorre senz'altro riconoscere che la scelta dell'oggetto da indagare non è irrilevante rispetto alla possibile scoperta e al contributo a rendere più umano il nostro mondo. Incaponirsi a trovare un farmaco che riduca il danno dell'ischemia cerebrale, una volta che la trombosi dell'arteria è occorsa, come avviene da 30 anni a questa parte, non ha portato ad alcun risultato, ma viene perseguito dalle case farmaceutiche perchè qualora un piccolo beneficio fosse dimostrato, quel farmaco permetterebbe un enorme guadagno data la frequenza di questa patologia. Generare dati non vuol dire necessariamente avvicinarsi al vero, anzi può aumentare la confusione, come avviene oggi con molti malati, dove nessun medico prende posizione sulla diagnosi e si moltiplicano le indagini diagnostiche o si ripetono quelle già eseguite, allontanandosi sempre di più dalla diagnosi corretta o mettendosi a curare parametri alterati che nulla hanno a che fare con i disturbi del paziente, talora anche con interventi chirurgici che si dimostrano inutili se non dannosi. Così nel caso dello HBP o del BRAIN initiative nessun vantaggio alla diagnosi e cura dei malati sarà raggiunto e l'enome cifra impiegata è di fatto sottratta a progetti molto più utili a migliorare la cura delle malattie, in nome della cura delle malattie più diffuse e gravi!

 
09/01/2014 - I veri obiettivi (Vittorio Cionini)

Progetti o sogni che siano queste iniziative sono una ottima scusa per far girare denaro e dare una spinta all'economia. Gli obiettivi dichiarati contano poco e sono evidentemente costruiti a tavolino per buttare un po' di fumo negli occhi. Non ci vedo niente di male in tutto questo perché tanto sappiamo tutti che i soldi investiti non sono altro che carta straccia o moneta virtuale con cui si possono benissimo comprare sogni. Con un poco di fortuna può venirne fuori qualche risultato utile e del tutto imprevisto. Colombo voleva raggiungere le Indie ed ha inciampato nelle Americhe. Se ci pensiamo bene ha sbagliato tutto ma i soldi investiti dalla regina Isabella hanno avuto un fantastico ritorno e lui viene festeggiato ogni anno nel Columbus day. Speriamo solo che indagando troppo sul funzionamento del cervello non si scopra quanto siamo cretini. Vittorio Cionini